Palermo,  Vucciria e  Ballarò  a confronto

Ballarò (Palermo)
Ballarò (Palermo)

Se azzardi un confronto, ma anche solo un vago parallelo, Antonello Blandi si inalbera borbottando che non si può, anche se la sua tela denominata “Ballarò” adesso campeggia allo Steri di Palermo, lo stesso palazzo dell’Inquisizione dove è esposta la “Vucciria” di Guttuso. Due opere, due mercati palermitani, due seduzioni per i turisti, una relazione comunque proposta dal padrone di casa, Fabrizio Micari, il rettore che in questa storica sede medievale ha gli uffici dell’ateneo e che alla vigilia di Natale ha regalato ai primi ospiti una serata colorata da un altro capolavoro in cui figurano come in un mosaico i volti di 188 protagonisti, quasi tutti avvocati, medici, professori, letterati, notai, commercianti ritratti nei panni di pescivendoli, venditori di polpi, massaie, macellai con coltellacci affilati.


Un insieme di ironie che tra i volti noti vede campeggiare quello di Andrea Camilleri, il padre del Commissario Montalbano amato da Blandi, vicino allo stesso rettore e a comici come Ficarra e Picone, Pif, Sergio Friscia e Sasà Salvaggio, “perni di un in contesto allegro e divertente” per dirla con Blandi, artista versatile, amato per i suoi quadri, ma anche per ceramiche e preziosi foulard con i colori della Sicilia.

Stavolta è come se le “lape” con la loro umanità variegata si fossero fermate ai bordi di Ballarò, popolando il mercato con un affresco che Blandi definisce un grande selfie ringraziando i personaggi di Palermo ritratti “in veste di stigghiolari, luppinari, sfincionari, pescivendoli, macellai, fruttivendoli e frittolari”, ringraziandoli perché “in modo ironico hanno accettato di farsi prendere in giro affettuosamente”. E per tanti può cominciare il gioco del “chi lo riconosce” visto che tanti palermitani potranno trovare fra le 188 figure il proprio notaio, il medico, l’avvocato, il comico o lo scrittore preferito.

 Adriano Lo Presti