Giocare al celeste? E’ come vendere la fontana di Trevi

Lunghissima mattinata dedicata alle verifiche sullo stato dello stadio “Celeste”. Detto subito che i messinesi son sempre vittime dell’abuso di credulità popolare – no, non c’è truffa se sugli abbonamenti compare uno stadio inagibile e non il San Filippo, come comunicato alla Lega – e , in qualche caso, di circonvenzione d’incapace. Totò voleva vendere la Fontana di Trevi all’allocco -paisà made in Usa , perché l’ACR non può approfittare della buona fede di tifosi che venderebbero la madre pur di tornare in via Oreto?

Comunque, attività palesemente abusiva sotto la tribuna coperta, con un fabbro in azione e un ” signore con i pupi” che impedisce il parcheggio anche se il cartello di divieto di sosta è farlocco perché manca l’ordinanza sindacale. Non esiste traccia di un qualcosa che dettagli sull’operativo, ovvero sui lavori. E’ la cosiddetta tabella obbligatoria con le indicazioni su direttori dei lavori, durata e note varie. La conferma arriva dallo stesso custode improvvisato, che è poi il celeberrimo ” Agonia”.

Ci sono tantissimi dubbi sulla regolarità del carteggio che porta a un recupero del ” Celeste” per una spesa di 2.737.928,98 euro. Balza subito agli occhi che gli atti sono nelle mani dell’assessore Sebastiano Pino e non sono mai stati notificati ai dirigenti competenti, ovvero Aiello e De Francesco. Al momento, non esiste alcuno schema di convenzione depositato presso gli uffici competenti.

E non c’è traccia di quanto, al momento, l’ACR Messina debba scucire per sanare il pregresso. Si parte da mezzo milione di euro certificati. I vigili urbani che dovrebbero sovrintendere non possono vedere . E’ escluso che la Commissione di Vigilanza abbia fatto verifiche al ” Celeste” E’ quanto afferma uno dei componenti, il funzionario comunale Fagioli.

” Io non ho presenziato e, ogni in caso, l’avrei dovuto sapere…Anche la dirigente Carbone mostra dubbi sui vari passaggi politico- burocratici ma è innegabile che quanto scritto e a firma De Francesco esclude loro coinvolgimenti davanti a un giudice.

Certo, l’assessore Pino ha concesso il San Filippo anche alla Sicula Leonzio e lo ha negato all’Akragas perchè deve garantire l’alternanza con l’Acr. Che ha inserito l’impianto dedicato a Franco Scoglio perché in via Oreto c’è qualche problema.

Tipo la fermata nuova di zecca dei pullman che usano lo svincolo di Gazzi per raggiungere Catania, le famiglie allocate negli alloggi dei custodi in via Oreto e altro che non è il caso di anticipare. Chi verga queste note ha verificato dai palazzi che hanno vista sul ” Celeste” che stamattina non c’era alcun cantiere aperto. Solo il fabbro in Tribuna centrale.

Gianfranco Pensavalli