Panorama Alcara

ALCARA LI FUSI: ANTICHISSIMA E NOBILISSIMA

Riposa Alcara Li Fusi sul fianco sassoso di profonda e spaziosa valle, lontana due leghe dalla parte  occidentale del mar Tirreno, dove questo con le umide labbra delle sue onde vicendevoli, e spesse, bacia
la vaga spiaggia di Litobello, dal Greco detto Calos, che diede il nome all’antica e famosa Città di Galata, situata sotto il Castello, oggi detto di San Marco.

I resti evidenti del Castello Turio, o Turiano, sono costituiti dall’unico torrione,  a pianta rettangolare, abbarbicato su un costone roccioso che domina l’abitato di Alcara li Fusi e la Valle del Rosmarino. Il Castello sorge ai margini di un quartiere di origine greca, denominato: “Motta”.  Molto verosimilmente si potrebbe dedurre che l’antico maniero sia sorto nel periodo tra il VII e VIII secolo. 

Alcara li Fusi è uno dei paesi più interessanti tra quelli  che ricadono nel Parco dei Nebrodi,  in provincia di Messina, per l’eccezionalità del suo patrimonio etno – antropologico e per la singolarità della sua positura geografica. L’abitato si trova adagiato quasi sul letto del fiume Rosmarino tra 290 e 398 metri sul livello del mare, sovrastato da una imponente verticale parete rocciosa dall’aspetto dolomitico: la catena del Re, che s’innalza con vertiginoso strapiombo fino ai 1. 100 metri Rocca Traora e Pizzo di Blasi.

 Il centro del paese è la piazza Politi. Su di essa si affaccia la Chiesa Madre, possente architettura la cui fabbrica fu iniziata nel trecento e portata a termine nel cinquecento. Notevoli il campanile e le absidi simili a torrioni. L’interno è a tre navate su colonne monolitiche.

All’ingresso sulla sinistra è collocato un elaborato fercolo barocco, finemente scolpito e indorato, istiorato con riquadri raffiguranti la vita di S. Nicolò Politi, santo eremita vissuto ad Alcara li Fusi nel secolo XII. Nella navata sinistra,  dietro una cancellata, una tela di Filippo Tancredi e pregevoli sculture lignee seicentesche, bello il Crocifisso ligneo cinquecentesco custodito in una cappella della navata destra.

Numerose e belle le chiese di Alcara li Fusi: la chiesa di S. Pantaleone, la Chiesa dell’Annunziata, la piccola Chiesa della SS. Trinità, la Chiesa del Rosario, di San Michele Arcangelo, la badia delle Benedettine, la Chiesa di San Giovanni, la Chiesa dei Cappuccini che custodisce una pala d’altare di Frà Umile di Messina e, fuori dal paese, sull’altra sponda del fiume,  la Chiesa S. Maria del Rogato.

LA FESTA DU “MUZZUNI”
E’ sera. Per le vie di Alcara li Fusi c’è uno strano movimento, inconsueto per questo tranquillo borgo montano. Anche perchè la festa è finita, la statua del santo è rientrata nella sua chiesa, la processione si è sciolta. Ma succede qualcosa, non c’è dubbio. D’un tratto eccola, una ragazza giovane, occhi nerissimi, labbra turgide, bella. Ha i capelli sciolti sulle spalle, in mano porta qualcosa di luccicante, un oggetto tondeggiante avvolto da un drappo di seta e ricoperto di gioielli. Dalla sommità spunta un fascio di spighe, garofani, stele di lavanda.

La ragazza è il simbolo delle antiche sacerdotesse pagane alle quali, nella notte dei tempi, era affidato officiare i riti di propiziazione, sistema il “Muzzuni”, è questo il nome dell’oggetto, su un piccolo altare circondato da tappeti multicolore di stoffa, detti “pizzare”.
La Festa del Muzzuni, che viene realizzato con una brocca dal collo mozzato, da cui il nome, va avanti per molte ore, nella notte del 24 giugno, riproponendo antichissimi riti pagani di propiziazione e fertilità in onore degli dei e in celebrazione della giovinezza. Originariamente veniva celebrata in coincidenza con il solstizio d’estate, in seguito – come del resto accadde per molte feste arcaiche – venne assorbita da una celebrazione cristiana, quella in onore di San Giovanni Battista. Dando vita, così, a un originale sincretismo fra elementi religiosi di diversa provenienza. Durante il giorno, infatti, viene festeggiato con tutti gli onori il martire Giovanni, mentre la sera è la volta di Demetra, Adone e Afrodite. Gli studiosi considerano quella del Muzzuni  una delle più antiche feste popolari d’Italia, datandone l’origine al IV – V secolo a. C.

MUSEO DI ARTE SACRA
inaugurato recentemente, il Museo di Arte Sacra fa parte della rete museale ideata e promossa dalla Diocesi di Patti sui Nebrodi. Ospitato nel Monastero delle Vergini Benedettine  (la “Badia”), complesso architettonico del ‘500, raccoglie soprattutto arredi sacri, calici, ostensori, sculture e dipinti provenienti dalle chiese del paese.

Un quadro completo della cultura artistica di Alcara li Fusi lungo l’arco di diversi secoli. Un quadro reso dal complesso di opere che testimoniano l’identità culturale di scultori, pittori, maestri e maestranze chiamati a fermare momenti di storia unica e irripetibile. Opere che si sono trasformati nel tempo in documenti dell’identità civile e religiosa della cittadina che ha esportato la bravura dei propri artigiani anche al di là dei propri confini.

Molto richiesti, infatti, i paramenti liturgici ricamati con fili d’oro e di seta, paramenti che nel museo occupano l’ampia sala del secondo livello arricchita ancora di più dal paliotto con San Nicolò Politi, secolo XVIII in fili d’argento , oro e grani di corallo. Il Museo di Arte Sacra di Alcara li Fusi, così come il paese, merita ampiamente di essere visitato.

U Muzzuni
U Muzzuni
Museo di arte sacra
Museo di arte sacra
Chiesa Madre
Chiesa Madre