Spiaggia della Galera

Siracusa, crolla la piscina abusiva realizzata su un terreno a rischio

Crolla una piscina abusiva lungo la costa siracusana a sud del Porto Grande di Ortigia. Crolla perché è stata realizzata in una zona ad alto rischio. E l’associazione ambientalista Natura Sicula lancia l’allarme sulle costruzioni fuorilegge all’interno della Penisola Maddalena, dove sabbia e resti archeologici della spiaggia della Galera sono stati spazzati via da ville e discese a mare ma dove frane e smottamenti mettono a rischio le costruzioni. “Non bisogna certo essere geologi o studiosi per capire che in questa zona non andavano realizzate costruzioni così vicine al mare – dice Fabio Morreale, responsabile di Natura Sicilia – Qui dove la roccia è tenerissima, ricca di argilla e dove il fenomeno erosivo è veloce e percepibile a occhio nudo. Ma l’arroganza dell’uomo non ha limiti, specie quando si ha la presunzione di riuscire a dominare le forze della natura”.

L’area “rossa” individuata dagli ambientalisti è una piccola spiaggia con vista mozzafiato, chiamata la Galera, che si trova lungo il lato meridionale del porto Grande. Una piccola oasi blu dove a meno di 200 metri dalla costa, si alza di appena due metri lo scoglio omonimo in cui l’archeologo Paolo Orsi trovò agli inizi del Novecento, come egli stesso descrisse: “una tomba sicula a pozzetto e camera circolare scoperchiata, un pozzo sezionato, una rozza escavazione circolare (di 2,12 metri di diametro), profonda poco più di un metro, come fosse una fondazione, e tracce di cave di pietra”. Un sepolcro antico, dunque, a testimonianza di un sito archeologico ancora da indagare

dove vi sono anche resti di abitazioni antiche.

Eppure – prosegue Fabio Morreale – a partire dagli anni Settanta, quando il boom economico consentì anche al ceto medio di accumulare risparmi e di investirli nel mattone per difenderli dall’inflazione, questa lingua di terra, e non solo, è stata fagocitata dal cemento fino all’inverosimile: ville, seconde case, scalini, tunnel, rimesse per barche, piscine. Tutto abusivo”.

Una colata di cemento, come denuncia Natura Sicula, che soltanto in alcuni casi ha risparmiato pochi centimetri di spazio libero per raggiungere la costa a piedi. “C’è anche chi, per andare al mare senza uscire dalla proprietà, ha fatto costruire scalini, ovviamente in cemento – proseguono gli ambientalisti – Qualcuno ha trovato complicato dover camminare a piedi scalzi sugli scogli, quindi li ha rivestiti di cemento. E siccome con la natura non si scherza, il conto da pagare è arrivato alla cittadinanza tutta, compresi i “privilegiati”: sulla penisoletta che delimita a est la spiaggia era stata costruita una piscina il cui destino era già scritto nei continui casi di frane e smottamenti che si registrano nell’area. Punire il reato di abusivismo edilizio è un passo indispensabile per evitare nuove colate di cemento fuori controllo, per evitare di vedere deturpato il bene comune.

Ortigia
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