Matteo Salvini

Il pasticciaccio della destra: cercasi leader per formare il nuovo governo

 

Non è solo una questione di “metodo”, o meglio di assenza di metodo, a determinare la confusione nel centro destra ma, secondo noi, la mancanza di una leadership politica autorevole che manca quasi in tutti i partiti. Il movimento 5 stelle almeno in questa situazione, non hanno tutti il diritto di fare confusione: parla solo uno tutti giorni e in ogni momento ma almeno è uno soltanto: Di Maio A chi spetta la Camera, a chi il Senato, chi incontra chi per tessere alleanze. L’assenza di metodo è solo la punta dell’iceberg di un “pasticciaccio” ben più profondo. Il punto lo ha esplicitato, con adamantina chiarezza, Renato Brunetta, uno che, quando si arriva al dunque, non si sottrae dalla pugna per rifugiarsi in formule ambigue o nelle timidezze di circostanza. Brunetta dice due cose. Primo: “Salvini non è il leader del centrodestra, è semplicemente il leader del partito che all’interno del centrodestra ha avuto più voti e che sulla base delle regole che ci siamo dati ha il compito di fare, se riusciremo a farlo, il governo. La leadership di una coalizione si conquista giorno per giorno con la condivisione e la pari dignità”. Secondo: “Non sta né in cielo né in terra che Salvini sia candidato premier e ottenga la presidenza del Senato. O c’è collegialità e pari dignità o salta tutto”.

Parole che suonano come un avvertimento ma anche, al tempo stesso, come un grido di dolore, da parte di un partito che, per la prima volta da cinque lustri, viene bistrattato e trattato con poca dignità da un leader, arrivato primo e autoproclamatosi leader di tutti. E rivelano un enorme non detto in questa storia c’è: che cosa succede se Salvini rompe tutto, tirando dritto sulle presidenze in accordo coi Cinque Stelle, poi giocando a modo suo la partita del governo, ovvero del non governo, e magari arrivando a un punto in cui la scelta è tra la padella di un governo della Lega con i Cinque Stelle e la brace delle elezioni anticipate?

La risposta non c’è, perché questa prospettiva terrorizza gli azzurri (e non solo) costretti ad affrontare questa fase in una condizione psicologica nuova: senza dare le carte e senza tanti margini di manovra, rispetto al gioco di sponda tra Di Maio e Salvini, perché le due debolezze di Forza Italia e Pd non fanno una forza ma due debolezze. In questa situazione, il ragionamento, una presidenza ci spetta e basta, vediamo se Camera o Senato. Dice Berlusconi: se ti prendi il Senato poi non puoi avere il premier pre-incaricato. E chi lo ha detto? Quando comandava lui e aveva i numeri, Berlusconi era a palazzo Chigi, Schifani al Senato e Fini alla Camera, tutti del Pdl. Ora i numeri, sostiene Salvini, dicono che tocca a noi. Anche perché il pre-incarico vai a vedere come va a finire. Una presidenza ci spetta, la prendiamo, poi si vede”.

È un po’ la famosa teoria che è meglio l’uovo oggi che la gallina domani. E che rivela quanto la prospettiva di formare un governo stia a cuore a Matteo Salvini. Assai poco, perché questo richiederebbe, da subito, una logica di coalizione e anche un lavoro per “allargare”, dal momento che i numeri non ci sono. Invece ognuno segue un suo schema, tutti parlano con tutti, non si capisce chi comanda, dove si decide, il ruolo dei singoli leader nell’alleanza. E poi, parliamoci chiaro: Silvio Berlusconi è solo la copia sbiadita di quel che è stato e non è più, incapace di calarsi nella nuova situazione che si è creata, di prendere una iniziativa, di immaginare una mossa per il dopo voto dopo una campagna elettorale sbagliata, con un alleato-avversario più forte di lui che ha, definitivamente consegnato al passato la suggestione di un centrodestra berlusconi-centrico.