Il sangue di un fratello è il sangue di tutti

Quanto sangue doveva esserci tra le mani di Sergio Mattarella che reggeva il corpo di suo fratello, Piersanti. Il bianco e nero delle foto di repertorio non lo mostra. Si scorgono appena ombre affannate, tra l’incredulità e le lacrime.

Tutto quel sangue. Chi ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza di una mutilazione sa tutto. Ricorda il numero della stanza d’ospedale, l’ultimo sguardo e l’estremo respiro. Ma nemmeno allora abbiamo capito la morte. Siamo riusciti soltanto a intravvederla nella luce che lasciava gli occhi per non tornare più. Ed è lì che abbiamo compreso quanto l’amore sia impotente, cioè terribilmente umano. Come non abbia, l’amore, la facoltà divina di sanare l’insanabile. L’amore può soltanto piangere.

Il sangue di Piersanti Mattarella. Il sangue sulle mani di suo fratello Sergio. Non serve per la retorica o per l’affettazione. Ma può aiutarci, ancora, ad annotare come siamo tutti uomini, di sangue, di carne, di emozioni, di mutilazioni. Siamo tutti impregnati del sangue di qualcuno che amavamo: liquido e storia che si sono appiccicati a noi, nell’istante in cui la luce negli occhi si spegneva.

Capire il sangue, bisognerebbe. Capire che le persone condividono le medesime fragilità. Ci atteggiamo a grandi uomini ma siamo fragili, tutti di una fragilità disarmante anche se facciamo finta di nulla.  E che puoi criticarle, le persone, attaccarle, persino offenderle, ma è disumano – a qualunque titolo – sfregiarle nell’intimità di una perdita, come è accaduto per il Presidente della Repubblica bersagliato da una disgustosa sarabanda social. E’ lecito dire tutto e scrivere di tutto, fino al buonsenso però, lasciando intatta l’umanità profonda del dolore. Il sangue di un fratello sulle mani di un fratello è il sangue di tutti.

Evitiamo la barbarie speculando anche sulla morte di un fratello che la mafia ha ghermito alla famiglia ma anche a quanti non lo avevano conosciuto e apprezzato le sue doti.

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella
Palermo
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