AL NOME DI UN PUGNO DI TERRA. IN MEMORIA DI GEA

 

di Giovanni Torres La Torre

in memoria di Gea

Si fece silenzio e fu tremore di mano,

tenera foglia lasciava il dirupo

al compimento dell’ultima carezza alla pietra.

Petali d’acqua in gioco di spuma

accolsero l’anima del gabbiano,

abbandonava il nido appeso al chiodo

per generosa eredità alla solitudine.

In qualche lontananza,

ai ricami nascosti di una tenda

tremore di labbro sussurrò un nome,

palpitava una vela nel seno degli scogli

e in attesa di salpare,

già fosca la luna in quella parte di mare

del borgo marinaro di S. Gregorio.

Dalla collina, più in suso

e da balze che scoscendono

con basso tappeto di sterpi,

come gatto a piedi nudi un grido aveva concluso

il gioco di rincorrere spensieratezza di farfalle

nell’attimo che travalicano

il profilo dubbioso del sentiero.

05-baia-del-faroAd occhi chiusi, un antico calendario

cerca ancora confidenze di parole

nella speranza di poterle confidare

alla amorevole attesa di un cammeo.

Brilla più in là

luce che non smette di urlare e fa eco

nel pianto della voce che proclama

ti voglio bene.

Il nome di un pugno di terra

sepolto in un calice di cenere,

è nel vetro verdino del muschio

che disseta, piegata nella pena del collo

la fisionomia che resiste

a inquieta sfumatura di lumino, quando tremula

si lascia andare allo smarrimento

confidando a stella di desiderio,

di volersi, con nuova natura

nascondere dietro il pudore di una nuvola

e restare in silenzio, in attesa della quiete.

Tornando ora sui luoghi, di chiarezza cilestrina

e incantata da sussurri, là si frange ancora

l’inquieta onda, nella figura della roccia

che sanguina per sua natura ferita sulla spalla:

ombra di fanciulla riposa nella pena notturna.

gea-696x691Le voci delle foglie, mai stanche di bisbigliare

hanno ripreso a giocare sulle alture,

dietro il sonno del faro, dalle parti della luna

che spende per occhi sognanti

la sua generosa moneta portafortuna.