Roberto Alaimo

Roberto Alajmo: “Racconto la nuova città e mi ricandido al Biondo”.

Roberto Alajmo, che questa estate ha presentato il suo libro “L’Estate del ’78” nell’ambito della riuscita manifestazione “Notturni D’Autore” al Porto di Capo d’Orlando, è proprio deciso a fare lo scrittore. Forse, è stato perché avevo una storia intima da sputare fuori”. Guardandosi indietro, Roberto Alajmo commenta così, come un guerriero stanco dopo la battaglia, il successo del suo ultimo libro, “L’estate del ‘78”, vincitore del Premio Alassio centolibri.

“Un autore per l’Europa”. La sua ultima opera è una dolorosa autobiografia familiare  che inaugura una nuova fase per Alajmo, impegnato nella scrittura della sceneggiatura dal suo romanzo “Carne mia”, da cui verrà tratto un film, mentre  attende fiducioso il rinnovo del mandato come direttore del teatro Biondo che scade a ottobre.

 Unico scrittore finalista al premio letterario ligure in mezzo a quattro donne, tra cui Cristina Comencini, Rossella Postorino, attualmente favorita dalla critica, e Lia Levi, fresca della cinquina dello Strega, Alajmo vince con una protagonista donna, definendo il suo libro “un segno dei tempi, dove le donne tendono a riprendersi un proprio ruolo nella società, come anche nella letteratura.

Mi vanto di essere stato un cavaliere quando ai tempi del mio Strega, arrivai secondo davanti a Melania Mazzucco”. E allora gareggiava con “Cuore di madre”, un noir dove la figura materna entrava prepotentemente nel romanzo, che adesso, così come successe per “E’ stato il figlio”, diventerà un film: solo che adesso è lo stesso Alajmo a scrivere la sceneggiatura.

“Ho scritto sempre cose molto diverse nella mia vita – dice Alajmo – e anche adesso che ho buttato fuori questa storia per affrontare la crisi della pagina bianca mi sono rimesso a scrivere. A novembre Sellerio ripubblicherà il “Repertorio dei pazzi”, mentre in queste settimane sto riscrivendo “Palermo è una cipolla” confrontandomi con quindici anni di cambiamenti in città, dalle pedonalizzazioni alle figure stesse della sua amministrazione”.

A partire anche dalla figura di Leoluca Orlando, presenza con la quale Palermo non può non fare i conti. “Credo che la città diventerà grande solo quando smetterà di vedere la realtà attraverso le lenti dell’orlandismo o dell’antiorlandismo. La maturità non vive di pregiudizi, anzi ti lascia libero di fare ragionamenti obiettivi. Con Orlando c’è un grande rispetto reciproco e mi è dispiaciuto il clima di attrito creatosi tra lui ed Emma Dante”.

Ma è ottimista Alajmo e aspettando il mese di ottobre alle porte con la scadenza del mandato si dice pronto a rinnovare la sua candidatura alla guida dello Stabile. “Sarebbe solo un onore per me dirigere nuovamente il Biondo, ma devono esserci condizioni e consensi politici complessivi affinché la crescita del teatro continui migliorando quello che abbiamo costruito assieme al consiglio di amministrazione e ai soci  in  questi anni.”.

Abbonati quintuplicati, con il 68 per cento in più solo nella scorsa stagione, e alleggerimento dell’organico con il quinto anno di contributi aumentati dal Ministero dei Beni culturali. “Adesso – commenta Alajmo – si tratta di tirare le reti. Metto nel cassetto la questione Teatro Nazionale, una faida tutta siciliana di cui sospetto mandanti e moventi. Ricordiamoci che politica e cultura camminano insieme e giovano entrambe l’una dall’altra”.

Quanto a Emma Dante, Alajmo non ha dubbi: “Finché ci sarò io Emma dirigerà la scuola di teatro. I risultati sono indiscutibili”. Ma ci sono anche altri nomi con cui lo scrittore spera di lavorare presto: tra questi Isabella Ragonese e Donatella Finocchiaro. E Gianfranco Perriera dove lo mettiamo?

Emma Dante
Emma Dante
Gianfranco Perriera
Gianfranco Perriera
Teatro Biondo
Teatro Biondo