Carini

Reati ambientali, la Sicilia saldamente e vergognosamente sul podio

Montagne di rifiuti smaltiti in modo illecito, centinaia di metri cubi di cemento che distruggono irrimediabilmente bellezze millenarie e mettono a rischio vite umane. La Sicilia è ancora in testa nei reati ambientali preceduta in Italia solo dalla Campania. Un saldo ma ben poco invidiabile primato certificato anche quest’anno dal Report Ecomafie 2018 di Legambiente che raccoglie i dati dello scorso anno.

La metà dei reati sono stati scoperti nelle quattro regioni “a tradizionale insediamento mafioso”, oltre a Sicilia e Campania, la Puglia e la Calabria. Nel 2017 quelli accertati sono stati 30.692 con un incremento del 18,6 per cento rispetto all’anno precedente. Una media di 84 al giorno, più o meno 3,5 ogni ora. Illeciti in vari settori e tutti in aumento ma questo è anche il merito dei maggiori controlli che permettono di individuarne più che in passato.

“La Sicilia resta sul podio, rimaniamo ben saldi al secondo posto dopo la Campania, abbiamo 3.178 illeciti ambientali accertati, un numero in aumento, soprattutto grazie all’applicazione della legge sugli ecoreati, che abbiamo inseguito come Legambiente per oltre 20 anni”, spiega il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, presentando a Palermo i dati siciliani del rapporto.

I reati più gravi si registrano nella gestione dei rifiuti e nell’abusivismo edilizio dove la Sicilia è sempre in compagnia delle altre tre regioni meridionali. Ma siamo in assoluto al primo posto per gli incendi dolosi. E anche il “ciclo illegale del cemento”, l’abusivismo edilizio, appare in ripresa dopo anni di crisi del settore, parallela a quella dell’edilizia legale. Dieci reati al giorno con 17mila nuove case abusive costruite.

Contro l’abusivismo combattono solo alcune amministrazioni comunali come quella di Carini, nel Palermitano, dove il sindaco Giovì Monteleone ha fatto partire nuove demolizioni. “Sono in corso i lavori di demolizioni di altri quattro edifici abusivi ubicati nella fascia costiera — scrive il sindaco su Facebook postando le foto delle ruspe in azione —

“Nonostante ci sia preclusa la possibilità di accedere ai fondi di rotazione stanziati dal ministero a causa del dissesto finanziario del Comune, stiamo usando i pochi fondi comunali disponibili per riaffermare la nostra volontà di recupero della fascia costiera, che si intreccia con la volontà di ripristino della legalità”.

Il sindaco ha anche varato un regolamento che concede in concessione per 10 anni parti del litorale a privati che sono disposti alla bonifica e alla demolizione degli edifici già acquisti sul litorale. “L’azione di recupero ambientale — spiega — interessa anche l’area e l’alveo del torrente Milioti dove già alcuni proprietari, destinatari di ordinanze di demolizione hanno ottemperato e già alcuni edifici sono stati abbattuti. Noi non ci rassegniamo”.

Ma oltre ai rifiuti e al cemento altri illeciti vedono la Sicilia ai primi posti: terza dopo Lazio e Toscana nei furti di opere d’arte e prima assoluta nella “distruzione delle biodiversità”. “Più di seimila le persone denunciate per reati contro la biodiversità — sottolinea Legambiente — quasi 17 al giorno nel 2017 e 7mila le infrazioni (19 al giorno, il 18 per cento in più rispetto al 2016).

L’aggressione al patrimonio di biodiversità continua senza sosta, sulla pelle di lupi, aquile, pettirossi, tonni rossi, pesci spada e non solo”. E la Sicilia è in testa per numero di illeciti: 1.177 pari al 16,8 per cento del totale nazionale.

 

sindaco Giovì Monteleone

rifiuti ammassati
rifiuti ammassati
Gianfranco Zanna
Gianfranco Zanna