Scuole siciliane

Insicure, precarie, malfunzionanti: scuole siciliane bocciate da Legambiente

Da Legambiente arriva una sonora bocciatura senza appello per la scuola siciliana. E in particolare per gli edifici scolastici, frequentati ogni giorno da 730mila alunni e 81mila docenti. E la bocciatura arriva anche per le pratiche che mirano a ridurre l’impatto ambientale delle attività all’interno delle scuole. Pochi giorni fa, l’organizzazione ambientalista più diffusa sul territorio nazionale ha pubblicato l’annuale report dal titolo Ecosistemascuola. E dalla versione 2018, che riporta i dati dell’anno precedente, l’Isola ne esce con le ossa rotte. Per le politiche sulla difesa del patrimonio edilizio scolastico, sono gli amministratori locali, attuali e del passato, che vengono messi sul banco degli imputati. E anche sul versante della sicurezza dei plessi scolastici, stando alle risultanze del dossier, non c’è da stare troppo tranquilli.

Sono infatti pochissime verifiche di vulnerabilità sismica, obbligatorie per tutti gli edifici a decorrere dal primo gennaio prossimo, effettuate sugli edifici scolastici. La Sicilia con appena il 2,4% è fanalino di coda tra tutte le regioni italiane. La media nazionale è 14 volte più alta: il 33%. Eppure, osservano da Roma, quasi tutti i plessi scolastici isolani (il 98%) si trova in zona a rischio sismico. “Carenti – si legge nel rapporto – anche le indagini diagnostiche dei solai che hanno riguardato solo l’8,6% (la media nazionale arriva al 21%). E scarseggiano anche gli “edifici che hanno goduto di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni”: meno di un quarto del totale, il 23,5%, contro il 50% della media italiana.

Troppi in Sicilia gli edifici utilizzati come scuole ma nati per tutt’altro fine, più di 15 su cento sono ex case di abitazione, contro il 3,4% nazionale. E ci tocca anche il record nazionale degli edifici presi in affitto (il 7,4%) per carenza di plessi di proprietà di comuni e province adeguati ad ospitare le scolaresche. Nella classifica dei capoluoghi di provincia, l’unica siciliana tra le prime 50 è Ragusa. Le altre province si trovano nella seconda parte della lista, con Palermo all’80° posto e Messina che chiude all’83° posto.

 “Tutti sotto la media – recita il documento – i dati relativi al possesso dei certificati per la messa a norma degli edifici scolastici”. E anche le cosiddette Buone pratiche e servizi non spiccano. Solo il 17,1% degli edifici sono serviti da scuolabus, contro il 22,9% della media nazionale.

La raccolta differenziata è ben al di sotto della media nazionale su tutti fronti: il 7,9% degli edifici differenzia la plastica, il 5,7% il vetro, lo 0,9% l’alluminio, il 40,9% la carta, lo 0,4% le pile. Percentuali che, rispetto alle media nazionali, segnano un divario enorme tra la Sicilia e il resto del paese. Perché per tutti i materiali le medie nazionali si attestano sopra il 76%. Con punte del 90% per la carta e dell’86,5% per la plastica. Troppi anche i vecchi neon utilizzati per l’illuminazione all’interno delle scuole: nel 91 per cento dei casi. E di conseguenza sono pochissimi gli edifici in cui si utilizzano altre fonti d’illuminazione a basso consumo: in meno di sei plessi su cento, contro il 26% a livello nazionale.

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