Emanuele Scieri

Riesame: il parà Scieri poteva essere salvato

Il corpo di Emanuele Scieri presentava ferite che i consulenti hanno escluso fossero conseguenza della caduta”. Così si legge nell’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso per la revoca degli arresti domiciliari a uno dei tre indagati per la morte del parà siracusano Emanuele Scieri, avvenuta nella caserma Gamerra di Pisa il 26 agosto di 19 anni fa.

Alessandro Panella, insieme con i commilitoni Andrea Antico e Luigi Zabara, sono indagati per la morte dell’avvocato siracusano sul cui corpo furono trovate ferite inspiegabili, espressione, secondo i consulenti “di un importante evento traumatico di natura contusiva e abrasiva realizzatosi contro un ostacolo fisso avente una superficie ristretta e presumibilmente verde”. Lesioni, insomma, non compatibili con la caduta, anzi, secondo il Collegio il parà sarebbe stato prima denudato e percosso, quindi, dopo essersi rivestito di fretta costretto a salire sulla torre da cui poi è precipitato. Secondo le ipotesi, Scieri si sarebbe arrampicato sulla torre proprio per sottrarsi ai suoi aguzzini, come confermerebbero le lesioni alle nocche delle mani, compatibili con colpi inferti per far perdere la presa sulla scala e provocare la caduta che, infine, secondo i periti, potrebbe non essere stata fatale per Lele Scieri che, invece, sarebbe morto solo dopo molte ore di agonia. “La morte dello Scieri   – si legge –   poteva essere evitata laddove gli fosse stato prestato immediato soccorso di cui, invece, coloro che avevano preso parte al pestaggio, si disinteressarono. O se si fosse proceduto ad un’immediata richiesta di soccorso, pur nella sicura permanenza di gravi danni neurologici”. Invece il tavolo che ne nascondeva il corpo  era stato spostato apposta per rendere meno agevole la vista del corpo della vittima in quell’angolo di caserma adibito a discarica.