Polizia Cefalù

Particolari sull’Operazione Beta 2

L’operazione Beta Due, tra le mille altre cose, mette in chiaro che, comunque, il voto alle Amministrative 2013 è stato inquinato ed ha favorito la lista Democratici Riformisti di Beppe Picciolo. Il giudice Bonfiglio dichiarò eletti ben sei consiglieri di quella lista, che ottenne i 622 voti finiti a Salvatore Lipari, pilotato dai Romeo. Anzi, per essere più chiari: c’era scritto detto Romeo accanto al nome di Lipari nella lista. Che vide eletti Elvira Amata, oggi deputato regionale FdI; Nino Interdonato, la pediatra Rita La Paglia, Santi Sorrenti, Nino Carreri e Carlo Abbate, che nelle ultime amministrative si legò a Emilia Barrile, ancor oggi ai domiciliari per l’operazione Terzo Livello.

Ma torniamo a Salvatore Lipari. Francesco Romeo, in una intercettazione, si vantava con il figlio Vincenzo di aver fatto avere tanti voti al Lipari. “Più che interessante appare – scrive il gip Mastroeni – magistrale ed emblematico come il Lipari si sia presentato agli elettori come “Lipari Salvatore detto Romeo” e, non casualmente da una conversazione registrata a bordo dell’autovettura tra Francesco Romeo e il figlio Vincenzo del luglio del 2015, il primo riferendosi alle vicende elettorali di Lipari, affermava che costui aveva certamente goduto del fondamentale appoggio della famiglia mafiosa per la raccolta dei voti. “Appare significativa probatoriamente – conclude il gip – anche se necessariamente ridimensiona il loro ruolo nell’associazione, la discussione tra Vincenzo Romeo e il padre. All’esterno, e con riconoscimenti che si sono esaminati da parte delle associazioni mafiose più importanti, è Vincenzo Romeo il capo e la figura carismatica, ma poi i Lipari vorrebbero imitare potere e rapporti di Francesco Romeo, potere e ruolo che con evidenza riconosce anche il figlio Vincenzo”.