Fi si spacca: Miccichè chiude la porta al leghista Salvini e irrita Silvio Berlusconi

10/12/2014 Roma. Rai. Trasmissione televisiva Porta a Porta. Nella foto Matteo Salvini
Matteo Salvini

Gianfaranco Miccichè reindossa i panni del leader e mette il suo veto per un futuro accordo politico con Matteo Salvini che in questo periodo incarna il ruolo di maggiorente della Lega. Miccichè rassicura che con  Berlusconi, ho  “chiarito tutto”. Ma il politico siciliano non si sposta di un millimetro dalla posizione esposta con un sms di fuoco ad alcuni dirigenti di Forza Italia. Dice no a un asse del Nord, e a chi considera strategica l’alleanza con Salvini.

“In Sicilia abbiamo portato il No oltre il 72 per cento. Non sarà tutto merito di Fi ma certo neppure della Lega che nell’Isola non esiste. La stessa Lega, nella sua Milano, ha fatto vincere il Sì. Io ero e rimango convinto che un accordo con il Carroccio sia un errore. E non ho gradito il fatto che, al pranzo di Arcore sugli effetti  del referendum, sia mancata la voce di un dirigente che rappresenta il Sud”.

L’ex sottosegretario non è tipo da mezze misure. E raccontano che il suo sfogo sia stato duro: “Cercatevi un altro coordinatore siciliano – avrebbe scritto ai colleghi di partito – D’ora in poi se il Presidente ha bisogno di me, gli faccio da consulente a pagamento, visto che non ho una lira”. Poi, rimarca Micciché, è stato chiarito tutto con una telefonata all’ex Cavaliere all’una di notte. Resta il fatto che Micciché non crede più al bipolarismo, che sponsorizza un  sistema proporzionale, “all’interno del quale le forze politiche la smettano di odiarsi e possano collaborare e accordarsi in qualche modo”. E dice no ai populismi. In questo senso, la proposta per la Sicilia ha i contorni della novità:

“Io non so se a livello nazionale si farà un governo istituzionale, credo sia probabile. So che un’alleanza fra forze moderate e riformiste può essere una formula vincente pure in Sicilia. Non subito ma quando sarà finita la negativa esperienza del governo Crocetta”. Sono le larghe intese di cui qualcuno parla da tempo nell’Isola, anche se il Pd ufficialmente ha sempre rifiutato quest’opzione. Almeno prima della crisi del governo Renzi. Ma, seguendo questa linea, Micciché è pronto pure a valutare l’appoggio alla candidatura di Ferrandelli al Comune di Palermo. Il dopo-referendum produce le prime scosse e i primi mal di pancia.