Stralcio messinese: indagato giudice pro Berlusconi

Tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati da parte della Procura di Roma per le indagini condotte dopo la sentenza del Consiglio di Stato numero 6516 del 2015. Quella con la quale venne accolto il ricorso di Silvio Berlusconi contro la sentenza di primo grado sul caso Mediolanum. Il reato ipotizzato dalla Procura è quello di corruzione in atti giudiziari. E gli indagati sono di prim’ordine.

Le indagini sono partite – su stralcio messinese relativo al fascicolo sul faccendiere siracusano Pietro Amara – dopo la perquisizione nell’appartamento di un funzionario del Governo da parte della guardia di finanza. Quel funzionario era Roberto Mazzocchi. Le fiamme gialle indagavano su un giro di giudizi pilotati e di magistrati corrotti. A casa Mazzocchi vennero ritrovati parecchi contanti e la copia della sentenza sopracitata. I giudici del Consiglio di Stato avevano dato ragione a Berlusconi contro l’obbligo imposto da Banca d’Italia e Ivass a Fininvest di cedere le sue quote in Mediolanum per arrivare oltre il 9,9%, ovvero il 20% delle azioni. Questo perché il Cavaliere aveva perso i requisiti di onorabilità a causa della condanna a 4 anni per frode fiscale sui diritti Mediaset. Il Consiglio di Stato, però, ribaltò tutto con una sentenza che già all’epoca fece parecchio rumore. Ma Mazzocchi non è l’unico indagato. Nel registro ci sono anche Francesco Marascio, avvocato amministrativo, e Roberto Giovagnoli. Ovvero, un giudice del Consiglio di Stato e relatore di quella sentenza. Marascio è stato interrogato ieri dal pm Stefano Fava, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Gli inquirenti sospettano, come si legge negli atti, che abbia avuto un ruolo di mediatore “intermediario” e che abbia “promesso denaro ai giudici del Consiglio di Stato che deliberavano la sentenza numero 6516 del 2015, depositata il 3 marzo 2016”. Tra l’altro, a casa di Mazzocchi, i finanzieri avrebbero trovato un appunto con su scritto: “Ho parlato con B. il quale mi ha detto che il relatore del 4 dicembre è lo stesso del 24 gennaio”. Gli inquirenti non escludono che ci siano altri magistrati coinvolti.