Il fu Mattia Pascal, una grande prova d’attore di Daniele Pecci

Il fu Mattia Pascal è il secondo spettacolo inserito nel cartellone Capo d’Orlando Theater, che si svolge al Teatro “Rosso di San Secondo”, che vanta la direzione artistica di Salvatore Monastra.

Il fu Mattia Pascal presentato nella bomboniera orlandina, profumava di attori con l’inevitabile cadenza sicula oltre che dal regista Gabriele Ferro, un gruppetto di attori siciliani o comunque meridionali ha dato vita alle avventure-disavventure di Adriano Meis sulla scena interpetrato da Daniele Pecci.

Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S’innamora della figlia di lui Adriana e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, nè di denunciate Terenzio, perchè Adriano Meis per l’anagrafe non esiste. Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. La vita familiare del buon Mattia è un inferno, umiliante di modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza. Mattia allora decide di fuggire per tentare una vita diversa. A Montecarlo, dove vince alla roulette un’enorme somma di denaro, legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita.

Il testo teatrale come la novella del fu Mattia Pascal porta la firma del nostro premio Nobel Luigi Pirandello e nella lettura che ne da Gabriele Ferro assegna a Daniele Pecci il ruolo di attore protagonista che svolge con grande equilibrio, a volte dando anche una prova di grande attore. Se fossimo in lui però per il futuro sceglieremmo si testi pirandelliani che si addicono al suo modo di essere attore ma di largo respiro per dare a lui l’opportunità di mettere in mostra le sue immancabili qualità recitative.

Daniele Pecci, ha secondo noi un futuro di grande attore teatrale e sulla scena è stato assecondato da una buona ma non trascendentale compagnia che l’acustica del teatro, non troppo felice per la verità, non ha contribuito a migliorare la parte recitativa e quella di alcune caratterizzazioni peraltro azzeccate.

Foto di Tiziana Galipò