San Pietro Stra

Uomo del racket il mazarese con le bombe

La pista del racket è quella seguita dagli investigatori che si stanno occupando delle tre bombe contenenti complessivamente tre chili di polvere pirica e sequestrate in autostrada a Salvatore Lodato, 54 anni, il magazziniere originario di Mazara del Vallo (Trapani) e residente a San Pietro di Stra. L’uomo finito in carcere, dove rimane dopo la convalida seguita all’arresto di sabato sera, sostiene di non sapere cosa ci fosse all’interno della borsa che gli hanno consegnato per portarla a Verona o eventualmente a Padova.

L’indagine non è seguita dalla polizia stradale di Verona che ha fermato Lodato. Chi si sta occupando delle tre bombe conduce in particolare indagini sulla criminalità organizzata. Di sicuro le tre bombe erano destinate al Veneto. Tre ordigni che non dovevano certo servire per far saltare dei bancomat. Almeno due avevano il potenziale per far crollare una casa. Chi le doveva usare voleva fare del male.

Sono state prese in consegna dal 54enne a Rovato, dove da anni la ’ndrangheta ha messo le mani e dove dei malavitosi locali hanno fatto affari con la stessa organizzazione criminale nel campo dei lavori edilizi e dello sfruttamento della manodopera in nero.

Nell’interrogatorio per la convalida dell’arresto, Lodato ha spiegato che non sapeva cosa conteneva quel pacco che avrebbe dovuto ritirare a Rovato e consegnare a Verona o, se non avesse trovato il contatto, a Padova.

Lodato, davanti al giudice per le indagini preliminari di Verona, Marzio Guidorizzi, ha raccontato di essere stato avvicinato da un frequentatore di una sala scommesse che gli aveva chiesto di accompagnarlo nel Bresciano per ritirare un pacco. Avrebbe ricevuto 500 euro e, pur sospettando che si trattasse di qualcosa di “strano”, ha accettato.

Ma ha giurato di non sapere che in quel pacco c’erano tre chili di polvere pirica (1.350 grammi, 700 e 640 grammi) racchiusi in tre ordigni collegati a telecomandi e pronti per essere fatti esplodere. Tanto che – come hanno verificato gli artificieri – con quel trasporto Lodato ha messo a rischio la sua stessa vita.

Martedì al termine dell’udienza il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto mantenendo la custodia cautelare in carcere mentre gli avvocati Davide Adami e Giulia Martini avevano chiesto la misura più tenue degli arresti domiciliari.

Nei prossimi giorni i legali faranno visita a Lodato spiegandogli quali saranno i passaggi per arrivare all’udienza davanti al Tribunale del Riesame al quale i legali chiederanno una misura cautelare meno pesante del carcere.