Ucria(Me) -“Aria di Festa”,intervista a ANNAMARIA AMITRANO

“Aria di Festa”, ad Ucria: oggi, domani, dopodomani, prologo dei giorni festivi per il Santo Natale ed auspicio per i tempi del Nuovo Anno. Momenti di attività festose e celebrative, solenni e gioiose, richiesti dall’Amministrazione Comunale alla Fondazione “Centro Internazionale di Etnostoria. Polo Museale”, nonché all’“Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche”, per potenziare l’interazione sociale, potenziando gli aggreganti tempi delle feste comunitarie. Da qui la Mostra “Macchine e Segni di devozione popolare”, che convoca ad Ucria le tante Macchine Exvoto per punteggiare il culto e le cerimonialità per i Santi Patroni: da Sant’Ubaldo a Gubbio, a Sant’Efisio a Cagliari, da Santa Rosa a Viterbo, a Santa Rosalia a Palermo: e chi ne ha ne metta. Sono le “Macchine Votive”, peraltro, costrutti/segni per invocare pietas al Santo Patrono, collocandolo al vertice di tali costrutti, sempre più vicino all’orizzonte celeste, ma sempre attento ai bisogni di qua giù. Sono le “Macchine Votive” espressione di costante ringraziamento per una “grazia” ricevuta o della quale si è in attesa. Sono le “Macchine Votive” elementi grammaticali che si concertano nel fatto religioso nella sintassi della ritualità tradizionale/popolare. E con le “Macchine Votive” i “Fercoli”, segmenti della comunicazione di “Fede”, fra la gente, che li traduce in carri devozionali. “Aria di Festa”, allora, ad Ucria, esemplificativa, anche, del contesto del tempo festivo/sacro, se la “Festa” è un “microcosmo” in cui è dato ritrovare la complessità: dai cortei, alle dimensioni ludiche; dalla gastronomia, alla dolceria tradizionale, alle stesse sagre. “Aria di Festa”, non senza il rimpianto per i tempi andati: quelli delle “Fiere”, degli “Spettacoli popolari”, delle teorie processionali delle Confraternite: e ad Ucria ce ne erano e ce ne sono state: …del Purgatorio, del Santo Rosario, del Santissimo Sacramento, della SS. Immacolata, del SS. Cristo della Pietà. Nella Sala Consiliare di Ucria, dunque, da oggi segni plurimi della “Fede”, e della “Cerimonialità”: chiaro invito a ritrovare, negli “oggetti” del sacro, l’acme della soggettiva spiritualità. Aurelio Rigoli.