La Procura di Termini Imerese mette sul banco degli imputati i vertici dell’Anas.

Viadotto Scorciavacche
Viadotto Scorciavacche

La procura di Termini Imerese chiama in causa i vertici nazionali dell’Anas per il cedimento della rampa di accesso al viadotto Scorciavacche della Palermo – Agrigento di due anni fa. I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno notificato quattro nuovi avvisi di garanzia, all’ex presidente Pietro Ciucci, ad Alfredo Bajo (condirettore tecnico di Anas), a Stefano Liani (direttore centrale nuove costruzioni della spa) e a Michele Vignate  (vice direttore centro-sud di Anas). Devono difendersi dall’accusa di concorso in concussione per aver imposto l’apertura anticipata del viadotto: “Così ottenendo il raggiungimento di un risultato – è scritto nell’avviso di garanzia – da sfruttare per mero tornaconto personale”.

L’anno scorso, le indagini dei carabinieri della Compagnia di Misilmeri, in provincia di Palermo, e degli esperti nominati dal procuratore Alfredo Morvillo e dal sostituto Giovanni Antoci,  avevano già portato a trenta avvisi di garanzia, riguardanti i quadri siciliani di Anas e i vertici delle aziende coinvolte nella realizzazione dell’opera. Il reato contestato era quello di attentato alla sicurezza dei trasporti.  Falso sarebbe stato il certificato di agibilita’.

E’ un’inchiesta a tutto campo quella della procura di Termini Imerese. Irregolarità sono state riscontrate nella fase progettuale del viadotto e in quella esecutiva. L’opera era stata inaugurata alla vigilia di Natale con grande soddisfazione del presidente Ciucci, i lavori erano stati conclusi tre mesi prima del termine indicato nel contratto di appalto. L’opera era stata assegnata al consorzio di imprese “Bolognetta scpa” costituito da Cmc di Ravenna, Tecnis di Catania e Ccc di Bologna. Il cedimento della rampa aveva suscitato reazioni molto forti. Matteo Renzi in un tweet  aveva chiesto il nome del responsabile e aveva concluso con un hastag indignato: finita la festa.

Secondo gli ispettori inviati in Sicilia dall’allora ministro Maurizio Lupi, la costruzione della rampa è risultato “non idoneo all’utilizzo rispetto alle condizioni stratigrafiche, geotecniche e idrauliche del territorio su cui è stato realizzato”. La relazione è stata acquisita dai pm, le indagini chiamano in causa anche i responsabili tecnici e amministrativi della “Bolognetta”, contraente generale per i lavori di ammodernamento della statale 121, e i responsabili tecnici e amministrativi della società “Icoler srl”, sub-affidataria dei lavori di realizzazione del rilevato in terra rinforzata. Gli altri indagati sono i tecnici e gli esperti che si sono occupati della progettazione definitiva, esecutiva e di dettaglio del lotto, il direttore dei lavori, il direttore operativo, i responsabili del procedimento pro-tempore dei lavori, i componenti dell’ufficio di Alta sorveglianza per conto dell’Anas.