DDA

La mafia messinese, capitini, barcellonesi e batanesi, piomba in liguria.

L’impressione è che finora la DDA di Genova abbia sottovalutato la nuova alleanza mafiosa in Liguria, specie a Ponente. Dove “locali” e n’drine sono padrone del territorio ma alcune devastanti operazioni interforze, con pesantissime condanne ottenute dalla Distrettuale Antimafia di Genova, hanno indotto i vertici a cercare sponda in fuoriusciti siciliani. Ovvero, capitini, “batanesi”, barcellonesi, stiddari nisseni e calatini e personaggi minori della Cosa Nostra ennese. Nomi al momento omissati per evitare il corto circuito di importantissime indagini che partono dall’azione di rinnovamento delle ‘ndrine riconosciute dei Ventre, Sergi, Pellegrino, Barillaro, Iamundo, Mafodda, Marcianò (legati ai Piromalli) e Palamara.

Centri di riferimento sono Bordighera (processo La Svolta con dentro i Pellegrino-De Marte per droga, riciclaggio e inquinamento di appalti pubblici9, ma anche Diano Marina – gli Attisano (legati ai Papalia e ai Laganà), De Marte, Frisina (legati ai Gallico), Papalia, Surace (legati ai Santaiti-Gioffrè), Tripepi (legati agli Ottinà-Spinella)- e Sanremo. Qui entra in gioco un clan camorrista, quello di Giovanni Tagliamento, che lega con i messinesi di provincia “mixati”. E che coprono un quadrilatero vasto ma non molto popolato. Il riferimento principale è sulla statale 28.

Ad Arma di Taggia ci sono i Mafodda. bravi nel condizionamento delle elezioni politiche locali, appalti pubblici, traffico di droga. Hanno fatto “amicizia” con i gelesi e quel che resta di uomini del clan Seminara di Mirabella Imbaccari, nel Calatino.

A Ventimiglia rientrano in gioco i Palamara-Marcianò che sono riusciti a condizionare elezioni politiche locali, hanno fatto alleanze con la Stidda per appalti pubblici e traffico di droga, usura, prostituzione, riciclaggio di denaro.

In provincia di Savona sono stanziate le ‘ndrine dei Gullace, Fameli, Fazzari e Fotia. I Fazzari si sono resi responsabili a Borghetto Santo Spirito della creazione della cosiddetta “Cava dei veleni”. Elementi della locale di Savona avrebbero tentato di inserirsi negli appalti per la costruzione del terzo valico e, nell’occasione, sono entrati in gioco alcuni barcellonesi, esperti qualificati fin dai tempi del raddoppio ferroviario della Messina-Palermo. La mafia nissena e Cosa Nostra ennese virano sui Cordì, Santaiti, Fazzari – Raso-Gullace-Albanese e offrono consulenze pagate a peso d’oro per smaltimento rifiuti e voto di scambio tra Varazze e Borghetto Santo Spirito.

Borghetto Santo spirito
Borghetto Santo spirito