Montante

Caso Montante, ecco le carte sui rapporti con i giudici (“Assolti” dall’imputato)

La rete di rapporti «più o meno istituzionali» di Antonello Montante con «molti magistrati del distretto nisseno» – alcuni gli avrebbero chiesto «l’interessamento» per «una possibile sistemazione lavorativa di parenti e amici», ma anche per «la propria carriera» – configurò, «in assenza di altri elementi di difficile accertamento», una condotta che «per quanto discutibile, non può certo ritenersi penalmente illecita».

È l’archiviazione, disposta dalla Procura etnea, del fascicolo (senza indagati né ipotesi di reato) di atti relativi ai «contatti» fra Montante e dieci magistrati citati in un dossier sequestrato dalla squadra mobile di Caltanissetta nella villa dell’ex leader di Confindustria Sicilia in una perquisizione del gennaio 2016, nell’indagine per concorso esterno alla mafia.

Nella «stanza della legalità» – come la definì, in un’intercettazione, lo stesso Montante, ora a processo per associazione a delinquere finalizzata a corruzione e spionaggio – gli agenti trovarono, all’interno di alcuni «dispositivi elettronici in uso all’imprenditore e a un suo stretto collaboratore», una serie di cartelle contenenti “file” relativi a «rapporti» con alcuni magistrati che sono stati in servizio a Caltanissetta.

Ovvero: Salvatore Cardinale (all’epoca presidente della Corte d’Appello), Giuseppe Barcellona e Roberto Scarpinato (rivestirono entrambi il ruolo di procuratore generale), Claudio Dell’Acqua (ex presidente del Tribunale), Sergio Lari (ex procuratore capo), Lucia Lotti (ex procuratore di Gela), Domenico Gozzo (già procuratore aggiunto), Lirio Conti (è stato gip a Caltanissetta), Antonio Porracciolo (all’epoca presidente di Sezione) e Luigi Leghissa (era sostituto procuratore).

Al di là dell’iter processuale, la discovery ha un effetto collaterale: permette di scoprire cosa ci fosse in quel dossier di Montante. Ma anche di sapere come lo stesso ex paladino della legalità (interrogato dal pm di Catania, Liguori, il 28 ottobre 2016) spiegò quegli “appunti”, meticolosamente presi e poi conservati, e i legami con i magistrati.

 Un’«evidente reticenza», la definisce il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro nell’archiviazione. Perché l’ex leader confindustriale, che «nella maggior parte dei casi negava di aver ricevuto curricula o richieste di interessamento da parte dei magistrati», così «smentendo quanto da lui stesso annotato o quanto emergente da email provenienti dai magistrati stessi»), inoltre, «impediva di comprendere se alle segnalazioni fosse seguito un effettivo e incisivo intervento del Montante, eventualmente, nel corso dell’espletamento di pubblici concorsi».

Dunque è l’imputato a “scagionare” molti dei magistrati di cui, anche davanti ai pm che lo hanno fatto arrestare, s’è spesso autodefinito «amico». A partire da Cardinale. «Non mi ha mai segnalato nessuno», dice a Liguori. Sconfessando un appunto del 2011 «con consegna dei curricula» della figlia e del nipote del giudice, in pensione dal 2017. E una brochure in cui «risultava evidente – scrive Zuccaro – il coinvolgimento della figlia» del giudice «in un progetto patrocinato da Confindustria Sicilia».

Nel dossier anche Scarpinato, oggi pg a Palermo. Fra le tante annotazioni custodite da Montante, ce n’è una del 3 maggio 2012 con la dicitura «Scarpinato mi consegna composizione del Consiglio Csm con i suoi scritti per nuovo incarico… Procura Generale Palermo + Dna»; rinvenuto anche un foglio con la composizione del Csm e accanto a ogni nome la «corrente giudiziaria o il partito politico di riferimento».

Ma Montante su Scarpinato (che ammette di aver visto «sempre per finalità istituzionali e anche se a volte ci siamo incontrati a casa sua è stato sempre per parlare di lavoro e di strategie di lotta alla criminalità») è tranchant: «Non mi ha mai parlato della sua candidatura a procuratore generale di Palermo, né mi ha chiesto di intervenire a suo favore».

Nella parte su Lari, oltre all’elenco di appuntamenti «per lo più istituzionali», anche la «presunta consegna», il 21 novembre 2014, del «curriculum del figlio di un uomo della sua scorta morto». Montante ammette: «Mi segnalò il figlio di un carabiniere che era morto, ma io non ho potuto fare nulla per lui perché mancava di specifiche professionalità».

La cartella su Gozzo, oggi sostituto alla Procura generale di Palermo, viene definita «scarna» dal collega Zuccaro. Oltre a «pochi incontri», sempre in compagnia di altri magistrati, l’unico dato meritevole di approfondimento è l’appunto, il 18 ottobre 2011, su un sms «per segnalare la ditta individuale del suocero», con contestuale appuntamento alla Camera di Commercio nissena, di cui Montante era presidente. «Non mi ha mai segnalato qualcuno», dice però al pm di Catania, assicurando di non conoscere né il suocero né la moglie del giudice.

Nella cartella su Giuseppe Barcellona c’è un’annotazione del 24 aprile 2011 sulla nomina dell’ex pg di Caltanissetta (in pensione dall’anno prima) nel collegio arbitrale della CamCom. Montante al pm di Catania riserva un «non ricordo», ma esclude che dell’atto se fosse occupato il figlio, Guido Barcellona, nonostante sia segretario generale della Camera nissena, «vincendo un concorso pubblico – risponde a precisa domanda – per cui io non avevo possibilità di intervento», e «di certo non me lo ha segnalato il padre».

Anche perché, riflette giustamente il procuratore di Catania, eventuali «rapporti non istituzionali» potrebbero essere «finalizzati» dall’indagato per mafia a «ottenere una “copertura” giudiziaria al fine di screditare eventuali tesi accusatorie nei suoi confronti (come effettivamente verificatosi)», come si legge nell’archiviazione.

Quella di Zuccaro è una profezia giudiziaria che si è avverata. L’acquisizione del fascicolo (compreso il verbale dell’imprenditore che “assolve” i magistrati), chiesta dall’avvocato di un altro imputato, è un’azione – giusto per essere chiari – che rientra in una complessiva strategia difensiva, adottata soprattutto dai legali dello stesso Montante, che punta a “spogliare” il tribunale nisseno della competenza per un presunta incompatibilità ambientale.

Sugli aspetti etici e morali del “sistema Montante” – che ha coinvolto istituzioni, forze dell’ordine, servizi segreti, politici, imprenditori e giornalisti, ma anche magistrati – non ci sarà mai alcuna risposta.

Roberto Scarpinato
Roberto Scarpinato