San Cataldo

Confisca da due milioni nel Nisseno

Confisca di beni da due milioni di euro per Diego Calì, di 66 anni, ritenuto esponente del clan di San Cataldo. La corte di Cassazione ha disposto l’acquisizione da parte dello Stato del suo patrimonio, che consiste in una società di pompe funebri, tre ville, sei appartamenti di cui quattro in corso di costruzione, otto appezzamenti di terreno, sei magazzini, 14 veicoli di cui due adibiti ad auto funebre, un velivolo da diporto, sei conti correnti, dieci depositi a risparmio, un fondo comune di investimento.

Il decreto di confisca dei beni è stato esteso anche ai familiari conviventi, grazie agli accertamenti patrimoniali svolti dal nucleo investigativo del comando provinciale carabinieri di Caltanissetta, delegato dalla Procura della Repubblica – Dda. A Calì è stata applicata anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno. Secondo gli inquirenti è responsabile dell’omicidio del cugino, il boss Salvatore Calì del 27 dicembre 2008, e del tentato omicidio del nipote Stefano Giuseppe Mosca del 27 novembre 2009. Atti che figurano nell’inchiesta Nuovo Mandamento. 

Le indagini dei carabinieri consentirono il 28 dicembre 2009,  di eseguire undici, successivamente convalidati per persone ritenute membri di un’associazione a delinquere finalizzata al controllo di attività economiche in genere e responsabili. Il 26 febbraio 2010, in esecuzione di un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip presso il Tribunale di Caltanissetta, Diego Calì fi arrestato e, nel contesto, furono rinvenute dai carabinieri, interrate sotto un ponte lungo la SS 190, altre armi nella disponibilità del gruppo criminale.

Boss Diego Calì
        Boss Diego Calì