Caronia

I nomi delle sette “famiglie” siciliane in Piemonte

L’Antimafia in Piemonte ha letto in maniera poco convinta il dopo “carcagnusi”, ovvero l’influenza del clan catanese dei Mazzei, ritenuto troppo sanguinario per fare affari al Nord. La realtà è che oggi ci sono sette ” famiglie” che han preso  in mano le redini del gioco. Sono i Lupica di Caronia, i Calandra di Capizzi, i Triscari di Tortorici , di fatto un tutt’uno con i Sorbello di Catania- Carlentini, i Nanfaro di Niscemi, i Vella di Gela, che hanno diramazioni non solo familiari con Mazzarino e Riesi. Finora le inchieste giudiziarie le hanno solo sfiorate ma due report della Procura di Milano, con intercettazioni raccolte nelle carceri lombarde, proverebbero anche varie diversi ” acquisti” tra Forze dell’Ordine corrotte. Fenomeno già visto a Tolmezzo, il supercarcere friulano che ospita di tutto. Ma c’è un fatto recente e concreto che poi porta al ” confine” tra Lombardia e Piemonte. Ovvero l’inchiesta che ha coinvolto tre carabinieri infedeli di Busto Arsizio e che “certifica” la presenza su una vastissima area che dal Lago Maggiore finisce nella cintura di Torino con una deviazione, non proprio modesta, in Val d’Ossola: non è mai venuto meno il potere del clan mafioso dei Rinzivillo- Emanuello, oggi  meglio individuato a Roma grazie al procuratore Pignatone , con una variante tedesca. Da tempo a Busto Arsizio si è stabilita una folta comunità di gelesi

Negli anni diverse inchieste si sono occupati di loro: da “Tagli Pregiati”, ad inizio anni 2000, all’inchiesta ” Fire Off che fece scoprire il corpo di Salvatore D’Aleo, ucciso dalla mafia gelese, e a stretto giro di posta l’inchiesta ” Tetragona” su tutto il clan dei Rinzivillo.

L’ultima grande operazione che ha toccato anche esponenti mafiosi dei Rinzivillo a Busto Arsizio è quella che  ha portato in carcere Aldo Pione, già condannato per Tetragona, ma considerato ancora il referente del clan a Busto. Negli ultimi anni, però, la mafia ha preso la forma di un fiume carsico, striscia sotto terra e ogni tanto appare in superficie. E un ruolo importante, finora di collegamento, lo hanno proprio i messinesi. Sempre più concreti nell’estorsione, l’usura e il riciclaggio e oggi fautori della ” linea ambientale”, legata ai rifiuti solidi speciali e non solo.

Uno dei tre uomini dell’Arma indagati, deceduto a novembre del 2017, si è scoperto che intratteneva rapporti con numerosi affiliati al clan e tra questi c’era anche Giuseppe Cauchi, ritenuto il mandante dell’omicicio di Matteo Mendola, eseguito nei boschi di Pombia nell’aprile del 2017 per un regolamento di conti per una partita di cocaina sparito. Proprio con Cauchi, considerato dagli inquirenti un uomo vicino ai clan, si è scoperto che i contatti erano frequentissimi   ma, a causa della morte del militare, le indagini non hanno potuto approfondire questo aspetto. I suoi rapporti con la mala cittadina erano talmente consolidati che in carcere – si dice- sia stato rispettato un minuto di silenzio in sua memoria.

La mancanza, negli anni scorsi, di un vero collegamento tra il territorio e la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha lasciato- come già denunziato dal cronista- molto spazio alle organizzazioni criminali salite al Nord dalla Sicilia e ormai insediate in pianta stabile nel territorio. Dove si sono sono mimetizzate nelle attività legali investendo somme “illegali” in attività svolte alla luce del sole. Tipo imprese edili – son forti i nisseni e quella cintura catanese- ma l’ultima novità riguarda i parcheggi dell’aeroporto di Malpensa. Dove si guadagna tanto e i controlli sono vicini allo zero. In  un quadro di grande armonia tra mafia siciliana e ‘ndrangheta. Troppi soldi e, dunque, occhio attento a non far scorrere il sangue che attirerebbe investigatori più pugnaci di quelli attuali.

 Tortorici (ME)
Tortorici (ME)