Barcellona PG

Quelle armi per i Barcellonesi sul Lago Maggiore

Lesa ha poco più di duemila anime ma è uno dei centri del Lago Maggiore a più alta attrazione turistica. Si trova sulla statale 33 del Sempione che poi tocca Domodossola  e finisce nella Svizzera vallese. E’ piena di siciliani ” puliti”, come conferma un investigatore della zona, oggi in pensione e originario dell’Ennese. Per anni ha lavorato, quasi inutilmente, su una pista davvero interessante sul traffico di armi con la provincia di Messina, anzi con Barcellona Pozzo di Gotto e Terme Vigliatore, nel Messinese. Roba pesante, ma – come già detto- poco interessante o troppo complicata per la DIA piemontese. Per la disperazione di Gian Carlo  Caselli, già procuratore di Palermo e poi a Torino, che di questi tempi spiega agli studenti la mafia nel Nord Ovest. Lo ha fatto di recente a Borgomanero, dove si sono contati diversi sequestri di beni ma contro la camorra. Armi. dunque. E così salta fuori  il collaboratore di giustizia Pino Chiofalo , detto ” u sceccu “, ormai per tutti il ” Buscetta del Longano” ma che una volta era stragista e che combinò una sorta di ” Società di liberazione” per ripulire il Longano dalle incrostazioni esterne.  Fu proprio lui a parlare di Lesa, citando un fatto risalente all’agosto 1987. Disse: “Era quello un periodo di lotta ed il nostro clan necessitava sempre più di armi efficienti e di qualità. Fu quindi per tale ragione che ci portammo a Lesa, in provincia di Novara, dove risiedeva uno dei miei più fedeli affiliati, Filippo Barresi. Costui era in stretti rapporti con un tale che, risiedendo in quelle zone, era ben introdotto nel giro del grande traffico di armi dalla Svizzera e da altri paesi europei.  La persona di cui parlo è originaria di Falcone ed è in stretti rapporti con l’avvocato Rosario Pio Cattafi ,personaggio tra i più influenti nel grande traffico di armi e di valuta. Se mal non ricordo tale persona si chiama Santino Gullo e nel suo paese d’origine egli espletava l’attività di lattoniere. So che lo stesso mantiene frequenti contatti con personaggi malavitosi del milanese ove per frequenti periodi ha anche abitato. Dalla Sicilia partimmo io,  Domenico  Gullì,  Damiano Damiani e Salvatore Imbesi con due auto, le cui targhe e i documenti erano stati preventivamente camuffati.  Giunti a Lesa ci portammo in casa del Barresi il quale aveva già acquistato le armi. Si trattava di 10 tra rivoltelle e pistole, 5 fucili da caccia automatici e due kalashnikov con relativo munizionamento. Le armi furono portate in auto a Barcellona dal Damiani e furono consegnate ad Antonino Barresi, fratello di Filippo”. Vicenda che pone anche oggi numerosi interrogativi a distanza di anni dalle faide nel Longano. Con dentro l’operazione e gli ergastoli di ” Mare Nostrum” e le mille contraddizioni di Gotha 3. Serve un’ultima limata per chiarire .

Filippo Barresi
Filippo Barresi