Alto Verbano

Messinesi e massoneria oggi Piemonte

Ci sono molti messinesi massoni in Piemonte. Specie nell’ambito sanitario e ospedaliero. 45 anni di media, hanno mansioni superiori e si sono insediati dopo il 2000. Sono una seconda scelta perché li han preceduti i cosiddetti ” laureati della ‘ndrina”. Fenomeno pochissimo attenzionato perche le linee investigative impongono altro. Ovvero, i mafiosi. Secondo l’Arma dei Carabinieri risiedevano in Piemonte fino a sette anni fa 192 mafiosi siciliani “certificati” in piccoli centri, dove assunsero l’atteggiamento di capifamiglia rispettati da tutti e mantenendo nella zona di residenza un comportamento irreprensibile Ritennero che la presenza del rappresentante dei corleonesi sia stata all’origine della guerra tra i catanesi, che provocò numerosi omicidi, anche a mezzo di autobombe.

In Val d’Ossola il primo grosso insediamento di origine siciliana ( e calabrese) risale all’inizio dei lavori per la costruzione del traforo del Sempione e, in epoca successiva, all’espansione del polo chimico (la Montefibre a Pallanza ed altri insediamenti industriali).

A Domodossola venne realizzato un villaggio di 60 villette bifamiliari e plurifamiliari per ospitare i lavoratori, poi occupati nell’impresa siderurgica SISMA.

Secondo gli investigatori la netta prevalenza delle famiglie calabresi sarebbe dovuta, non solamente alla massiccia presenza di corregionali nel territorio, ma anche ad una spartizione dei compiti e delle aree di influenza concordata con le altre organizzazioni malavitose, la cui presenza è maggiormente radicata in altre zone del Piemonte . Si spiega così la ” chiamata alle armi” di nuclei dei Nebrodi, del Nisseno orientale, dell’area del cosiddetto triangolo delle arance ( Lentini- Carlentini- Palagonia con supervisione catanese).

Una alleanza tra gruppi calabresi e stiddari gelesi venne bloccata sul nascere dall’intervento della Direzione Distrettuale Antimafia.

E’ stato accertato che i due gruppi criminali intendevano, attraverso la suddetta alleanza, estendere in altre aree geografiche la propria sfera di interessi (specialmente il traffico di stupefacenti) e la guerra nei confronti di Cosa Nostra (come è noto la famiglia degli stiddari è entrata spesso in sanguinoso conflitto con la più tradizionale organizzazione mafiosa).

Nel corso di alcune indagini venne accertato il caso di un indagato, originario del messinese, che riscuoteva tangenti relative ad appalti pubblici e le riversava in “investimenti politici” e cioè l’acquisto di pacchetti di 80-100 voti da qualche capo famiglia. Ma le indagini non riuscirono a far scattare l’ipotesi dell’associazione mafiosa.

Altri segnali si sono avuti in relazione all’autostrada del Frejus e ad altri appalti per lavori stradali, ma oggi il movimento terra è più appetitoso nel confinante Varesotto.

Non risultano alla DIA “ufficialmente” insediamenti mafiosi nel settore industriale, mentre in quello finanziario sono state finalmente accertate consistenti infiltrazioni criminali.

L’enorme possibilità di guadagno che le varie attività garantiscono consente alle “famiglie” di disporre di ingenti somme di denaro, che vengono riciclate attraverso le società finanziarie o altri tipi di investimento e che permettono di sostenere altre attività illecite particolarmente lucrose come l’usura e il gioco d’azzardo. Meglio, il controllo delle slot nei bar e in determinati ritrovi. Messinesi “bravissimi” nel gestire tutto, ma spesso si incrociano con le ‘ndrine.

Anche se la vicenda Chiofalo parla di una notevole autonomia dei barcellonesi nel traffico di armi, sono ancor oggi i corleonesi a coordinare ‘ndrangheta- il ruolo principale è dei locresi e dei Nirta- con stiddari e organizzazioni siciliane che operano da ” cani sciolti”

I messinesi di provincia sono adusi nell’Alto Verbano, dove il numero degli incendi e delle esplosioni, senz’altro

anomalo rispetto ad altre parti del Piemonte, ad un’ attività estorsiva tipica della criminalità mafiosa. Ma da qualche anno hanno virato sulla mediazione immobiliare che poi permette di acquisire alberghi anche di lusso sul lago Maggiore.

Largamente praticata dai messinesi del Piemonte è l’usura che consente, in alcuni casi, alle organizzazioni criminali di subentrare nella proprietà di imprese o di esercizi commerciali, quando i titolari di questi ultimi non sono più in grado di far fronte alle sempre più onerose richieste degli usurai.

Ma, come detto, i messinesi di città e dei Nebrodi- secondo la DIA- possono oggi contare su buone entrature nella massoneria, piuttosto diffusa nell’ambito sanitario e ospedaliero. E comprano ville lussuose