San Giuseppe

Il 19 marzo, la festa che onora la figura del santo considerato il protettore di tutti i papà

Non è un rosso da calendario, qualche anno addietro è stato clamorosamente e ingiustamente retrocesso a santo di serie B’  dalla chiesa cattolca apostolica romana. Ma i  Paesi cattolici come ad esempio la Spagna e il Portogallo, San Giuseppe, indicato nei testi sacri come “uomo giusto”, viene ricordato il 19 marzo, giorno della sua morte secondo la tradizione. Venerato in quanto padre “putativo” di Gesù e fedele servitore di Dio, il Santo, discendente dalla famiglia di David e originario di Betlemme, è stato proclamato dalla Chiesa, protettore di tutti i papà, ma anche dei lavoratori e dei moribondi.

Un santo, per intenderci, che non meritava la retrocessione di ufficio, senza nemmeno giocare. Come in tutte le feste che si rispettino, il sacro si fonde con il profano e con l’aspetto dolce della pasticceria che celebra la ricorrenza. Crispelle di riso “affogate” nel miele e zeppole capeggiano sulle tavole della festa, a seconda delle regioni di appartenenza.

Le zeppole in particolare sono i dolci più rappresentativi di questa giornata, una delle leggende che le riguardano narra che, in epoca romana, dopo la fuga in Egitto con Maria e Gesù, San Giuseppe dovette vendere frittelle per poter mantenere la famiglia in terra straniera.

In Sicilia, oltre ai dolci, anche alcune pietanze salate, come ad esempio il “macco” (una purea) di fave è una delle ricette-simbolo della festa di San Giuseppe, oltre alla pasta con le sarde e il finocchetto selvatico. Altra tradizione del 19 marzo è quella delle tavole imbandite con ogni sorta di prelibatezza e che in alcune località (in Sicilia soprattutto a Leonforte e a Valguarnera nell’Ennese) venivano anticamente offerte ai poveri del paese o comunque a membri della famiglia che avessero più bisogno.

Il rito della “taula”  impone inoltre alla famiglia devota di non mangiare le pietanze che ha offerto agli altri commensali se non ciò che resterà. Le tavole vengono imbandite con l’allestimento di veri e propri altare su cui trovano spazio l’effige del Santo e del pane.

Altra tradizione vuole che a Palermo nella notte che precede la festa vengano accese le cosiddette “vampe” di San Giuseppe: piccoli falò che vengono accesi al centro di piazzette e slarghi nei quartieri e che purtroppo, come accaduto anche ieri sera, hanno risvolti da condannare per le aggressioni che subiscono i vigili del fuoco che tentano di rimuovere cumuli di cataste di legno, o di altri materiali, che potrebbero risultare pericolosi per l’incolumità delle persone o dannosi per l’ambiente.

Il sottoscritto, che porta il nome del santo lavoratore, questa mattina, si è dovuto accontentare di un cappuccino con latte di soia, offerto da una gentile signora. Meglio che niente. Buon onomastico a tutti i Giuseppe, Pippo, Peppino, Beppe d’Italia.

Vaticano
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