Capitan Carola

Carola invoca l’ex art. 54 sullo stato di necessità

Solo durante il processo sarà possibile valutare se davvero i finanzieri di Lampedusa hanno cercato di far saltare i nervi a Capitan Carola, che ha poi cercato in tutti i modi di attraccare. Pur di far scendere i migranti. La catena di comando GdF avrà tempo e modo per meglio tirar fuori gli assi dalla manica ma, almeno, non c’è stato un caso Cucchi al contrario con i battellisti delle Fiamme Gialle schiacciate dalla Sea Watch. Detto ciò, è il caso di fare una ripassatina di codici e diritti. Dunque, dal 15 giugno è in vigore il decreto Sicurezza bis ( un pastrocchio  giuridico che porta il numero 53 del 2019,ndr) che assegna a Salvini il potere di limitare o vietare l’ingresso, il transito e la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di sicurezza o se si suppone sia stato violato  il testo unico sull’immigrazione. Per superare tale divieto Capitan Carola ha chiesto alla Corte di Strasburgo di dire qualcosa e il Cedu ha detto – chiaro e tondo- all’Italia di continuare a fornire assistenza umanitaria ai migranti della Sea Watch 3. La Capitana ha tentato l’approdo ma la Finanza l’ha fatta desistere. Poi interviene il procuratore Patronaggio con l’avviso alla Capitana per violazione dell’art.1099 del Codice della navigazione ( il rifiuto di obbedire ai finanzieri,ndr) e la violazione al testo unico sull’immigrazione del 1998. Sul piano del Diritto internazionale non c’è stata nessuna violazione della normativa del diritto del mare per non aver ottemperato a quanto proposto dai libici, visto quel che accade da quelle parti. E l’aver violato il divieto ” italiano” cozza con quell’articolo 117 della Costituzione, ovvero gli obblighi di un trattato sul non respingimento e le espulsioni collettive. E che dire della discriminante dell’ex art. 54 del codice penale sullo stato di necessità? Da qui la forzatura di Carola, ora ai domiciliari. Rischia 10 anni con la ” continuazione”.

Fiamme gialle
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