Maria Falcone

Appello di Maria Falcone alla Regione: “Tutelate chi opera per cultura e crescita sociale”

Bloccato all’Ars il “collegato” con i contributi alle associazioni. “L’antimafia non ha bisogno di vuota retorica, ma di impegno quotidiano, costante, in mezzo alla gente”, dice la sorella del giudice assassinato

“L’esigenza di rispettare i vincoli di bilancio comporta certamente scelte difficili, ma sarebbe un grave errore colpire le realtà che nella nostra società portano avanti attività a difesa della cultura, dell’educazione delle giovani generazioni, della tutela dei diritti e del progresso sociale: parlo dei teatri, delle associazioni e delle fondazioni antimafia, dei centri contro la violenza sulle donne.

Soggetti che lavorano quotidianamente, ciascuno nel suo ambito, per diffondere il sapere e i valori della legalità e della democrazia e che si battono per la tutela dei diritti e contro l’anti-cultura mafiosa”. Lo dice Maria Falcone tornando sulla vicenda dello stralcio dal “collegato” delle norme che prevedevano finanziamenti a enti e associazioni impegnati sul fronte della cultura e del sociale.

Quello della signora Maria Falcone è un accorato appello che farlo cadere nel vuoto sarebbe un errore imperdonabile. E’ un appello senza precedenti, mai nessuno prima d’ora si era spinto a tanto. La sorella del giudice assassinato dalla mafia aggiunge che:

“La Sicilia non è certamente più quella di vent’anni fa  è vero, ma la cronaca, anche quella più recente, ci dice che Cosa nostra è ancora presente e continua a condizionare l’economia, la cultura e la vita sociale della nostra terra. E’ recentissima l’inchiesta che ha svelato che la mafia arriva a controllare il personale delle discoteche, luoghi tradizionalmente frequentati dai ragazzi: segno della capacità di pervasione del tessuto economico e sociale che i clan mantengono.

L’antimafia non ha bisogno di vuota retorica, ma di impegno quotidiano, costante, in mezzo alla gente, nelle aule scolastiche, nei luoghi di aggregazione a fianco di chi non accetta la prepotenza mafiosa”. “Per queste ragioni – conclude la sorella del giudice assassinato dalla mafia nella strage di Capaci – rivolgo un appello al governo regionale e a tutte le forze politiche rappresentate all’Ars perché si tuteli la sopravvivenza di chi rappresenta un argine al degrado culturale e sociale”.