Salviamo i documenti privati ancora esistenti nelle nostre case di Franca Sinagra Brisca

E’ stata un’occasione fortunata quella di leggere la testimonianza scritta nella Prima Guerra mondiale, da alcuni soldati messinesi della costa tirrenica, di Sinagra, Naso e Capo d’Orlando, che comunicano la propria tragica esperienza da sembrare ancora convincenti e redivivi. Contengono riverberi di tutta una condizione socio-culturale generale molto interessante con una serie di elementi di positiva eccezionalità. E poi, come disse Platone, solo chi si sarà salvato potrà raccontare della guerra.

Venni a sapere casualmente da un anziano conoscente, che teneva in disparte un diario di guerra del nonno, il caporale Fifì Mola, ritenendolo di nessun valore e di cui si sarebbe disfatto volentieri. Il peso della storia? Addirittura si trattava della bellezza di due diari affiancati, uno ufficiale militare, l’altro personale e ricco di riflessioni del vissuto al fronte. E pensare che queste scritture costituiscono una fonte tanto preziosa in quel periodo di elevato analfabetismo.  

Il misconoscimento della propria storia sembra essere una costante maledetta anche in queste zone della Sicilia tirrenica, dove invece circolano racconti e rifacimenti fatti passare per storia vera nonostante si tratti quasi sempre di operazioni di fantasia. Eppure, nonostante molte associazioni si occupino del recupero della storia e delle tradizioni locali, spesso fatti e personaggi storici acquistano il sapore del “Cunto de li cunti per i piccerielle” e addirittura vengono pubblicate, anche da persone di cultura ufficiale, opere per il loro contenuto fantasioso utili a confondere verità documentate. Ciò che invece si possiede di autenticamente storico, di valore documentale, lo si disconosce alla stessa stregua dei tombaroli che persistono nel dilapidare il patrimonio storico-artistico.  

Un altro diario dal fronte orientale friulano, del soldato Natale Messina da Naso, è stato riesumato da uno dei figli, che l’aveva conservato per devozione di affetto, allo scopo di trarre dalla pubblicazione un semplice vantaggio per il buon nome della famiglia. Quei fogli contengono riflessioni e osservazioni e sentimenti di alto valore per quanto è stato raccolto e scritto sugli orrori di quella guerra, che confermano il contenuto di umanità e di pietas dei siciliani dei quali in trincea fu fatta strage vera e propria. Non essendosi trovato un gost wraiter che le rendesse pubbliche, quelle sudate carte vergate al fronte restano ignote alla collettività.

Nella primavera del centenario 2014 stava per essere data alle fiamme l’intera corrispondenza fra i coniugi orlandini Paparoni, che Paolo e la moglie Lucia Santaromita per tre anni si sono scambiati con lettere quasi quotidiane, naturalmente l’uno dall’inferno del Fronte Orientale veneto/friulano e l’altra dalla trincea di una Capo d’Orlando in piena crisi per fame e malattia.

Si tratta di tre scritture autografe di interesse notevole storico regionale e nazionale, in quanto presentano tipicità socio-culturali antecedenti gli sviluppi socio-politici dell’Italia lungo il secondo dopoguerra, cioè il prefascismo nel sinagrese, l’umanità nel contadino nasitano, la rampante borghesia nei commercianti orlandini. In tutti e tre splende un comune sguardo attonito e il rifiuto della strage di guerra, ma più che mai nelle lettere di una madre, Lucia Paparoni.  Dei tre diari solo quello di Mola è stato pubblicato e commentato nel libretto Racconti sinagresi di guerra e di pace ed. Armenio, mentre per gli altri due ha giocato a scarto la ritrosia connaturata nei siciliani verso le storie di famiglia. Un vero peccato che non abbia potuto essere organizzata una scrittura unificata, infatti da questi documenti sarebbe possibile ricavare una completa cronaca, ma è giusto indicare il diario di Vincenzo Rabitto  Testa matta ed. Einaudi, come documento principe sulla partecipazione dei siciliani al Fronte, straordinario testo sia storico che letterario/linguistico.
FSB