Ficarra

Assenteismo a Ficarra, processo aggiornato al 10 dicembre

Aggiornato al 10 dicembre il processo scaturito da un blitz antiassenteismo a Ficarra.  Gli imputati sono Angelina Addinga, Nunziatina Batia, Domenico Bonfiglio, Gaetano Calamunci, Francesco Cappotto (dirigente Area Tecnica), Basilio Cataudo, Nunzio Corica (dirigente Area Economica-Finanziaria), Caterina D’Amico (dirigente Area Amministrativa), Sarina Gullà, Rosalba Lo Vercio, Biagio Mangano, Vincenzino Messina Rizziere, Rosario Pirrone, Basilio Pizzuto, Fabio Pizzuto, Antonino Raffaele, Antonio Spiccia, Giuseppe Antonio Tumeo.  Per altri cinque originari indagati si era proceduto per l’archiviazione.

Il 5 aprile scorso,  scattò il blitz condotto dai carabinieri di Ficarra e dalla Compagnia di Patti, coordinato dal pm Giorgia Orlando, nei confronti di 23 impiegati. E anche tre dirigenti delle Aree Tecnica, Amministrativa ed Economico-Finanziaria, per i quali si è configurato anche il reato di abuso d’ufficio, poiché avrebbero omesso ogni forma di controllo nei confronti del personale. C’era chi, durante l’orario di lavoro, andava al mercato, a sbrigare commissioni, dal meccanico o all’ufficio postale. “

Secondo la Procura, dalle risultanze investigative avviate nel 2016 dai carabinieri della  Compagnia di Patti, al comando del capitano Marcello Pezzi, più della metà dei dipendenti si assentava dal lavoro senza timbrare il cartellino: ventitré su quaranta sono accusati di truffa aggravata e continuata ai danni dell’ente pubblico e di false attestazioni e, si sono visti notificare, lo scorso 5 aprile, dai carabinieri del Comando provinciale di Messina, provvedimenti di sospensione dal servizio, emessi dal Gip di Patti, Ugo Molina.

Quello messo in atto a Ficarra, stando a quanto ha stabilito il giudice, era un “sistema fraudolento e patologico”, ai danni della pubblica amministrazione, sviluppatosi e rafforzatosi nel tempo in un contesto di «anarchia amministrativa», realizzata solo grazie alla complicità fra controllori e controllati.

Gli indagati, evitavano dolosamente la timbratura dei cartellini o della scheda magnetica in modo da non far risultare i periodi di assenza e subire le conseguenti decurtazioni retributive. I carabinieri, con l’ausilio di filmati, hanno documentato circa 650 episodi di assenteismo per un ammontare di oltre 200 ore. Uno di essi ha ammesso, durante l’interrogatorio, di aver consentito ai propri dipendenti di agire in base alla “coscienza personale”, un altro non è intervenuto perché “si era sempre fatto così, da almeno trent’anni”.

Giorgia Orlando