Porto di Genova

La mamma del povero Tusa minaccia l’ammiraglio

Da Genova. «Nessuno mi ha mai riferito di rischi particolari. Il crollo della Torre Piloti è stato un evento imprevedibile. Se avessi saputo che era pericolosa, che gli uomini che ci lavoravano erano in pericolo, sarei stato il primo a non farli stare lì».

L’ammiraglio Felicio Angrisano si agita di continuo. Sbatte i palmi delle mani sul banco degli imputati, allarga le braccia, consulta alcuni documenti, ma non perde mai il filo. «Non potevo evitare quella tragedia, perché quel rischio non era noto. Lo spazio acqueo era sufficiente per consentire a una nave di fare quella manovra. Il problema è stato il guasto sulla Jolly Nero», afferma fissando il giudice Paolo Lepri.

L’ex comandante della Capitaneria di porto a Genova – che insieme ad altri tredici tra tecnici e addetti alla sicurezza risponde di omicidio colposo e crollo nel processo bis sulla strage della Jolly Nero, il filone sul posizionamento della Torre piloti – continua con il suo canovaccio anche quando Adele Chiello, la mamma del marinaio Giuseppe Tusa (una delle nove vittime), sbotta in aula.

«Lo ammazzo», minaccia la donna quasi in lacrime. Il giudice allora sospende l’udienza per qualche minuto, convoca gli avvocati e invita la donna «a contenere le proprie sofferenze». «Ho perso il controllo perché ritengo che le dichiarazioni dell’ammiraglio Angrisano siano state indegne. Ha detto che qualcuno avrebbe dovuto segnalare la pericolosità della Torre Piloti. Cosa intendeva che la colpa è di quei ragazzi morti sotto le macerie?», dirà la donna poco dopo la fine dell’udienza.

Angrisano parla per più di quattro ore, replicando punto su punto alle accuse che gli vengono mosse. Anche quando il pubblico ministero Walter Cotugno lo incalza su un video girato da una delle vittime, il sottocapo Daniele Fratantonio, che nel 2012 (un anno e mezzo prima dell’incidente) pubblicò sul proprio profilo Facebook le immagini di una crociera che sfiorava la Torre Piloti durante la manovra per uscire dal porto. «L’ho visto soltanto dopo la tragedia», chiarisce l’ammiraglio.

ammiraglio felicio angrisano