Olindo Canali

L’ex pm Olindo Canali rischia il processo a Reggio Calabria

Per i pm che lo accusano è un giudice (oggi in servizio a Milano) che da pm a Barcellona Pozzo di Gotto  si fece corrompere per proteggere due triplici killer e il boss mafioso mandante del delitto del giornalista Beppe Alfano. Per la difesa è invece un giudice che rinuncia alla prescrizione e chiede un processo-lampo sulle accuse false e tardive (oltre i 180 giorni) di un collaboratore di giustizia che riferisce parole di un morto su fatti di 19 e 11 anni fa. Il risultato attuale è che la Procura di Reggio Calabria chiede il rinvio a giudizio di un giudice civile molto stimato dai colleghi milanesi, Olindo Canali, per due ipotesi di «corruzioni in atti giudiziari» aggravate dall’aver agevolato il clan mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto del boss Giuseppe Gullotti quando a fine anni ‘90 Canali era pm nella città del Longano.

Dopo che Canali chiese la condanna a 30 anni di Carmelo D’Amico e Salvatore Micale per un triplice omicidio del 1993 ma gli imputati furono assolti in primo grado il 20 novembre 1999, l’assoluzione divenne definitiva perché il pm depositò l’appello non entro il termine del 3 aprile 2000 ma il 7 aprile (pur con data 3 aprile), e poi il 14 aprile vi rinunciò «per errore di calcolo».

Ora la Procura di Reggio Calabria, sulla scorta di dichiarazioni nel 2015 proprio di D’Amico divenuto collaboratore nel 2014, collega l’errore a «100 milioni di lire promessi a Canali», che così si sarebbe «adoperato per condizionare l’esito del processo». Il giudice ribatte che l’appello in ritardo fu davvero un errore; che nemmeno pg e parti civili appellarono; che i capi, pur se non lo ricordano, erano informati; e che è contraddittorio che D’Amico racconti anche d’aver nel 2002 cercato un modo per ricattare il pm se già nel 2000 l’aveva comprato.

Per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano l’8 gennaio del 1993, dopo un’iniziale assoluzione, su ricorso di Canali furono poi condannati in via definitiva i ritenuti esecutore Nino Merlino (21 anni) e mandante Giuseppe Gullotti (30 anni). Il 9 marzo 2009, nel processo d’appello «Mare Nostrum» per associazione, l’avvocato di Gullotti, Franco Bertolone, depositò un anonimo che disse trovato nella posta, e che additava la condanna di Gullotti ingiusta e meritevole di revisione. L’aveva redatto nel 2006 proprio Canali, il quale per i pm reggini lo «inviò il 9 gennaio 2006 all’avvocato Fabio Repici» (parte civile per la figlia di Alfano, Sonia) e «l’11 gennaio al giornalista Leonardo Orlando», dicendogli di renderlo pubblico in caso di arresto: timore del pm, all’epoca, per le polemiche sulla sua frequentazione del medico Salvatore Rugolo, consulente giudiziario ma figlio del boss barcellonese e cognato del capomafia Gullotti. Dopo 2 anni Repici nel 2008 depositò lo scritto ai pm di Messina, ai quali in dicembre Canali ne ammise la paternità. Poi in aula lo tirò fuori pure il legale di Gullotti, Canali fu chiamato teste il 15 aprile 2009, lo spiegò come momento di sconforto e isolamento, fu denunciato da Repici per falsa testimonianza, condannato in primo grado a 2 anni ma assolto in via definitiva a Messina nel 2013 «perché il fatto non sussiste».

Adesso l’accusa stilata dal procuratore aggiunto reggino Gaetano Paci è che Canali abbia scritto il memoriale (pervenuto non si sa come anche al legale di Gullotti che l’utilizzò per cercare di ottenere la revisione della condanna definitiva del boss) in cambio del denaro («50.000 euro» su «300.000 promessi») che il collaboratore D’Amico asserisce d’aver consegnato nel 2008 a Rugolo intermediario di Gullotti. Rugolo non può confermare perché è morto il 26 ottobre 2008, ma l’accusa valorizza «le espresse indicazioni fornite da Gullotti mediante la corrispondenza epistolare con la sorella Fortunata dal carcere di Cuneo» (in regime di 41 bis) in 7 lettere tra giugno e dicembre 2008, specie nella frase «si devono portare i soldi» a un legale.

I difensori Francesco Arata e Ugo Colonna obiettano che Canali già dal 2005 non aveva più con Rugolo i rapporti iniziati solo nel 2001; che nel 2006 Gullotti denunciò Canali incolpandolo della propria condanna; e che tutti i conti bancari forniti dal giudice provano la liceità dei soldi usati per una casa. Inoltre la difesa, in forza di relazioni del Dap-Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, segnala ai pm che l’avvocato di parte civile Repici, come assistente dell’allora parlamentare Sonia Alfano, nel 2012 sia entrato in carcere con lei e con il senatore Beppe Lumìa a colloquio con il boss Gullotti proprio anche sul processo.

Beppe Alfano