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Bankitalia, la Sicilia sempre più povera. Giù anche turismo e export

Così l’andamento dei ricavi è peggiorato in tutto il settore servizi, che ha risentito della riduzione dei flussi turistici, ed è proseguita la flessione dell’attività nell’edilizia. I dati, relativi all’aggiornamento congiunturale sull’economia dell’Isola, sono stati presentati nella sede di Palermo della Banca d’Italia, che ha redatto l’analisi in collaborazione con le altre filiali dell’Isola. Presenti, tra gli altri, il direttore Pietro Raffa e il coordinatore dello studio Giuseppe Ciaccio.

Le vendite delle aziende manifatturiere hanno mostrato una maggiore tenuta, nonostante il calo delle esportazioni che è di oltre 17 per cento. A frenare non solo il petrolio ma anche chimica e prodotti agricoli, e il dato più grave rilevato da Bankitalia è che se fino allo scorso anno le imprese sicilia con alto tasso di export erano quelle che andavano meglio, adesso sono quelle più in difficoltà. Si è inoltre arrestata la crescita degli investimenti industriali, che aveva caratterizzato il biennio precedente.

L’elevato grado di liquidità delle aziende, favorito anche dai buoni risultati reddituali degli ultimi anni, ha frenato la domanda di nuovi finanziamenti. Nella media del primo semestre dell’anno l’occupazione in Sicilia è diminuita rispetto allo stesso periodo del 2018, a fronte di un incremento in Italia. Il numero dei lavoratori autonomi è ancora calato, mentre è leggermente cresciuto quello dei dipendenti, per questi ultimi, nel privato si è osservato un aumento delle posizioni a tempo indeterminato.

E infine in questo quadro autunnale dell’economia siciliana c’è l’ulteriore aumento di chi ha rinunciato a cercare lavoro.  “Registriamo un dato significativo legato al fatto che molti in Sicilia hanno rinunciato alla ricerca di un lavoro- ha spiegato Ciaccio – nel primo semestre di quest’anno il numero di occupati è diminuito dell’1,1% rispetto al resto del Mezzogiorno, soprattutto tra gli autonomi, dove si registra -0,4% e alla media nazionale dello 0,5%. Il tasso di disoccupazione è del 21,1% dato legato proprio al minore numero di persone che hanno rinunciato alla ricerca di lavoro. Si consideri che la media nazionale è del 10,4%”.

La diminuzione dell’export del 17,3% nel primo semestre 2019 è un dato che sorprende. “Infatti – spiega Ciaccio – si tratta di una novità rispetto al passato, perché è il settore che va peggio dopo anni di crescita. Diminuiscono chimica, prodotti agricoli e petrolio raffinato, restano in segno positivo elettronica e alimentare”.