Serradifalco

Sul conto di Montante solo tremila euro: scatta un sequestro di bene

Per il tribunale, c’è il rischio concreto che l’ex leader di Confindustria Antonello Montante possa vendere il suo patrimonio dopo la condanna a 14 anni per associazione a delinquere. Di sicuro, sul conto corrente gli sono rimasti solo tremila euro. Segno che è caduto in disgrazia? Ma le sue aziende sono ancora in attività. E, allora, sta davvero mettendo in campo un’altra operazione inganno?

La gip Graziella Luparello, la stessa della sentenza, ha fatto notificare a Montante un provvedimento che sequestra una piccola parte dei suoi beni, considerato che deve iniziare a risarcire alcune parti civili e pagare le spese del processo. In totale settantamila euro, però una parte la devono pagare gli altri due imputati condannati: Diego Di Simone, l’ex capo della security di Confindustria, e Marco De Angelis, ex sottufficiale di polizia, erano i gangli essenziali della rete di spionaggio del manager.

Si tratta di un sequestro cosiddetto “conservativo”, emesso su istanza di alcune parti civili. Il sostituto procuratore Maurizio Bonaccorso ha affidato l’esecuzione ai militari del nucleo di polizia economico finanziaria di Caltanissetta. E sono subito emerse le sorprese: sui conti di Montante c’era davvero poco, su quelli degli altri circa ventimila euro. Così, per raggiungere la somma da bloccare, è scattato il sequestro per due immobili dell’ex presidente di Sicindustria, che attualmente si trova agli arresti domiciliari nella sua grande villa di Serradifalco, il cuore della provincia nissena.

Adesso, anche altre parti civili potrebbero mobilitarsi per tutelare i propri risarcimenti. Ma intanto l’avvocato Giuseppe Panepinto, uno dei legali dell’imprenditore, annuncia ricorso al tribunale del riesame contro il sequestro. “È un provvedimento che non ha ragion d’essere”, taglia corto.

La giudice Luparello ricorda però che Montante è uno specialista nel creare fondi neri. Nel corso dell’inchiesta era saltata fuori una pen drive frettolosamente cancellata da uno dei collaboratori dell’imprenditore durante una perquisizione della squadra mobile: su un foglio Excel erano segnate le uscite “extra contabili” della società Msa” di Cuneo, ovvero i soldi che non dovevano figurare da nessuna parte. Uscite nei confronti di soggetti rimasti misteriosi.

Fondi neri sarebbero stati accantonati di recente. L’imprenditore Massimo Romano, imputato nel processo bis, ha ammesso davanti ai pm: “Fra il novembre e il dicembre 2014, Montante mi chiese se avessi la possibilità di cambiare in tagli più piccoli una somma che si aggirava fra i 100mila e i 300mila euro. Ricordo di avergli detto, scherzando, di portare quei soldi a Malta o in Svizzera. Mi disse che doveva cambiarli qui”. Dov’è il tesoro di Montante?