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La mafia 2.0 e quella che non c’è a Tortorici – di Gianfranco Pensavalli

Tortorici, su Wikipedia, è ripulita da qualsiasi riferimento alla mafia. E dire che uno dei 72 quartieri che compongono la struttura comunale si chiama Batana e dà il nome alla cosca che si contrappone, con alti e bassi, ai tortoriciani veri e propri. Il cronista, a parte quanto vissuto con Mare Nostrum e il dopo, con inchieste sugli oricensi all’attacco economico e pure omicidiario nel Sud Oriente siculo (Iblei in particolare), ha potuto colloquiare in loco per via di quell’operazione, riuscita, di salvare la sede distaccata di Ragioneria in paese. Il commissario della Provincia Romano ne aveva decretato la morte perché il fitto a una famiglia di farmacisti era troppo alto (era Naro). Fu piacevole rapportarsi con gli storici e gli acculturati ma da quelle parti tutti sanno e non parlano.
“Quella scuola toglie braccia alla mafia” divenne un mantra. Ma la verità è che se i boss escono dal carcere, si adeguano e trovano sponde tipo la signora Crascì, che mette nel sacco Trump e il Muos, che rappresenta la mafia 2.0, occorrerebbe una risposta diversa. Anche a firma dello Stato. Ricordando che necessita un capitolo , forse due, sui tortoriciani “emigrati” verso Vizzini, Maniace, il Siracusano, le spiagge di Ragusa, persino i legami con Cosa nostra e Stidda gelese. E’ di Tortorici l’ex presidente del Tribunale di Messina De Marco, che ha una figlia giudice già vista a Siracusa. Ed era di fatto oricense pure l’ex procuratore generale di Messina Bellitto, noto per essere stato l’Avvocato dello Stato per la vicenda del ” Mostro di Firenze”.
Tante cose le ha descritte Nuccio Anselmo nel libro su ” Mafia dei pascoli”, ma il messaggio è stato “trasfigurato” . Il procuratore di Messina De Lucia sa benissimo del danno prodotto dalla Polizia di Stato di Messina ( e ieri non è stato possibile colloquiare con Gabrielli, presente al Culqualber per omaggiare il generale Robusto,ndr) con quelle sovrapposizioni imposte alle indagini chiamando in causa alcuni pezzi dello Stato.
Ha difeso il lavoro dei pm e la polemica ha chiamato in causa l’attuale procuratore di Patti Cavallo. Al suo gemello Di Giorgio è stato imposto una pò di discrezione. Sul tavolo del gip Mastroeni sono arrivate 23000 pagine che fanno 30.000 con i 30 carpettoni di integrazioni e atti vari. Un numero per qualificare Salvatore Aurelio Faranda: 231 capi di imputazione.