Lettera aperta agli sciatori messinesi non identificati

Di fronte al dolore e al coraggio di tante persone coinvolte nell’emergenza Coronavirus, gli sciatori messinesi dovrebbero aprire la loro coscienza alla responsabilità.
GENTILI SIGNORI,
medici, avvocati, ingegneri, imprenditori, professionisti o quello che siete, che tanto poco importa, se dovesse capitarvi, leggete queste righe. Qualche giorno fa ho sentito al telefono una mia amica che vive in Lombardia. È stata una telefonata dolorosissima.
Mi ha raccontato della sua mamma morta a 62 anni, di un suo amico di 45 anni in terapia intensiva, del marito in isolamento perché positivo al coronavirus. Mi ha raccontato del via vai di ambulanze sotto casa sua, del dolore che si respira in strada, del fetore della morte. Mi ha raccontato del video che le ha inviato sua cugina, con la registrazione degli ultimi istanti di vita del padre. Mi ha parlato di un uomo affamato d’aria, che la salutava, che le raccomandava i nipotini, che le diceva “Vi amo tutti…”.
E che poi se ne andava. Da solo, in un letto d’ospedale. Senza il conforto di una parola, di una carezza. Con l’illusione di un saluto attraverso lo schermo del telefonino di una infermiera con la mascherina e le ali d’angelo.
Voglio raccontarvi la disperazione del papà di un giovane medico in prima linea, in uno di quegli ospedali. Delle sue notti popolate dagli incubi, della sua voglia di prender la macchina, violare tutte le leggi, imbarcarsi e partire.
Su, lungo l’Italia. Solo per vederlo un attimo.
Voglio raccontarvi dello strazio di un funerale che funerale non è. Di un feretro solo.
Senza un fiore e senza una preghiera. Voglio poi raccontarvi di quanto è bella la vita. Che forse un po’ lo avete scordato.
La vita. Quella roba che ti pulsa dentro, che ti fa battere il cuore, che scorre col sangue nelle vene.
Quella roba fatta di abbracci, baci, sospiri, rabbia, speranza, sole, mare, tramonti. E anche neve, su in Trentino, perché no…
Vorrei raccontarvi tutto questo e tanto di più. Ma davvero non servirebbe. Son tutte cose che già sapete.
Come e più di me. Non mi interessano i vostri nomi.
Non mi interessano affatto.
Le liste che girano le ho viste ma onestamente non mi soffermo su quei nomi, su quei cognomi. Per me siete persone. E alle persone nascoste dietro quei nomi mi appello.
VI PREGO, censitevi! VI PREGO, fate quanto nelle vostre possibilità per porre rimedio ad una condotta che non mi interessa qualificare. Non è compito mio e comunque, in queste ore, è davvero poco rilevante.
Mi rivolgo a voi tutti e, soprattutto, alle signore del gruppo.
A tutte le donne.
VI PREGO, se siete mamme, date ancora vita, se non lo siete, date vita per la prima volta adesso.
Prendete i vostri uomini, parlategli, convinceteli e se non ci riuscite, fate da sole. Siete donne, siate anche salvezza, siate vita! Vi prego, fatelo!
Fatelo per voi, per i vostri figli, per i vostri anziani, per la mia mamma, per i miei nipoti.
Fatelo per la nostra Sicilia.
Fatelo per questa nostra meravigliosa città.
Fatelo per Messina, che non merita quest’altro dolore…
Antonella Pavasili