RUBRICA

Nella Giornata Internazionale della Donna a Capo d’Orlando sono state presentate significative manifestazioni, quest’anno nove associazioni locali si sono attivate inun’iniziativa indetta dall’Ass. Naz. Toponomastica Femminile, scegliendo ciascuna 5 nomi di donne memorabili per le future intitolazioni viarie. Targhe contrassegnate da nuova segnaletica rosa shoking sono state aggiunte ai pali di quella vigente, per protesta e per proposta al maschilismo inveterato delle attuali intitolazioni viarie. L’elenco della scelta di ciascuna associazione sarà pubblicato in questa rubrica per condivisione con la cittadinanza. La Federazione Italiana Donne Artiste Professioniste Artigiane individua nella storia le donne famose per l’intitolazione civica:

TEODOLINDA. Nata a Ratisbona nel 570 e morta a Monza il 22 gennaio 627, dal 589 al 616 fu regina consorte dei Longobardi e d’Italia e reggente durante la minorità del figlio Aldoaldo. Figlia di Garibaldo duca di Baviera, sposò (589) a Verona il re longobardo Autari e si adoperò per la conversione al cattolicesimo dei Longobardi ariani. Morto Autari, i Longobardi chiesero a Teodolinda di continuare a regnare e a tal fine lei scelse di sposare Agilulfo, duca di Torino, e fu lei a scrivergli per chiedergli di sposarlo, cosa piuttosto audace ai tempi. Morto Agilulfo (616), Teodolinda governò in nome del figlio, e il regno godette di un periodo di pace. La figura di Teodolinda rimase al centro di numerose leggende popolari longobarde; per suo volere fu eretta, tra l’altro, la basilica di Monza dedicata a S. Giovanni Battista. La sua autorevolezza e il rispetto del suo popolo le permisero anche di mantenere a Monza una speciale autonomia di culto. Le sue gesta sono narrate nel ciclo pittorico della Cappella della Regina Teodolinda che si apre nel braccio settentrionale del transetto del Duomo di Monza.

ADELASIA. Discendente da un ramo della stirpe di Aleramo, la giovane Adele del Vasto andò sposa nel 1089 al conte Ruggero d’Altavilla come Adelasia. Quando nel 1101 il conte Ruggero morì, lei assunse la reggenza della contea di Sicilia e Calabria per l’erede Simone e, in seguito alla sua morte prematura avvenuta nel 1103, per Ruggero II anch’egli minorenne. Donna d’ingegno, Adelasia era costantemente vissuta a fianco del marito ed aveva notato con quanta saggezza egli avesse amministrato i suoi domini;
seguendo avvedutamente le stesse direttive politiche e circondandosi di consiglieri abili e fidati instaurò una pacifica convivenza tra le varie stirpi, religioni e costumi esistenti nello stato.
La reggenza di Adelasia ebbe fine nel 1112, quando sposò in seconde nozze Baldovino I di Fiandra, re di Gerusalemme ottenendo il titolo di regina. Dopo due anni, la regina venne a conoscenza che Baldovino era già sposato con un’armena che egli aveva ripudiata e fatta chiudere in convento. Delusa e affranta dal dolore, Adelasia abbandonò Gerusalemme e ritornò in Sicilia (1115). Per l’affronto subito non volle ritornare alla corte di Palermo, e stabilì la sua residenza a Patti, dove visse nel castello, accanto al monastero fondato dal suo defunto sposo, dove morì ed è attualmente sepolta.

COSTANZA D’ARAGONA. Figlia del re d’Aragona Alfonso il Casto e di Sancha di Castiglia, a 14 anni, Costanza lasciò l’Aragona per l’Ungheria dove nel 1198 ne sposò il re Emerico. Alla morte di Emerico Costanza e il figlio si ritrovarono quasi prigionieri del reggente, fuggirono a Vienna dove il figlio morì e Costanza tornò in Aragona, nel Monastero di Sijena, fondato da sua madre. Dopo 5 anni, nel febbraio del 1209 Costanza sbarcò a Palermo per sposare Federico II, e durante la cerimonia lei fu incoronata Regina Consorte di Sicilia. Lei aveva circa 25 anni mentre lo sposo 14.
Nel 1211 nacque il suo secondo figlio, Enrico, futuro re di Germania. Quando Federico fu incoronato “re dei Romani” (titolo equivalente a Imperatore del Sacro Romano Impero) in opposizione a Ottone IV e si allontanò da Palermo; Costanza rimase in Sicilia come reggente e divenne Imperatrice il 22 novembre 1220, quando Federico fu incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero da Papa Onorio III,. Morì a Catania il 23 giugno 1222 a causa della malaria e venne tumulata nella cattedrale di Palermo, in un sarcofago romano, con una preziosa tiara di fattura orientale.

ARTEMISIA GENTILESCHI. Primogenita del pittore Orazio Gentileschi e di Prudenzia Montone, dimostra un precoce e spiccato talento pittorico che matura nello studio del padre, già esponente di primo piano del caravaggismo romano. La sua attività presso la bottega del padre termina in seguito al processo avvenuto nel 1612, voluto da Artemisia e dalla famiglia in seguito alla violenza subita da Agostino Tassi, suo maestro di prospettiva. Dal processo il Tassi esce praticamente indenne, mentre i Gentileschi devono subire pesanti condanne morali, oltre alla crudezza dei metodi inquisitori del Tribunale. Dopo il processo il padre riesce a combinare un matrimonio per la figlia con il pittore fiorentino Pierantonio Stiattesi, che la porta a Firenze. Per lei inizia una nuova stagione perché viene accolta, contrario il marito, nell’Accademia delle Arti del Disegno: è la prima donna ad ottenere il prestigioso riconoscimento. Riceve importanti commissioni dalle famiglie fiorentine (Medici compresi), stringe amicizie con Galileo Galilei che nutre per lei grande stima e con Michelangelo Buonarroti il giovane, che le commissiona una tela per celebrare il suo illustre antenato e intrattiene con lei una corrispondenza, per cui impara a scrivere. Dopo un breve periodo a Genova, torna a Roma come donna indipendente. Si sposta a Venezia e a Napoli, dove rimane definitivamente.
La fama di Artemisia è grande presso i contemporanei, anche se la sua fortuna recente è forse più legata e al suo coraggio nell’affrontare gli aspetti drammatici e romanzeschi della sua vita, che ne hanno fatto una eroina femminista ante litteram. Notevole fu la forza con cui Artemisia si impone come pittrice, su generi decisamente lontani dalla peinture de femme che aveva limitato altre donne su nature morte, paesaggi, ritratti, mentre Artemisia affronta i temi della pittura “alta”: soggetti sacri e storici e impianti monumentali, con una totale padronanza della pittura e abbracciando completamente la lezione caravaggesca.

GAE AULENTI. Architetto e designer di fama internazionale, Gaetana “Gae” Aulenti (1927-2012) si laurea in architettura a Milano nel 1954. La decennale collaborazione con la storica rivista Casabella-Continuità (1955-1965) si rivela fondamentale per la sua formazione. Dopo le importanti partecipazioni alle Triennali di Milano del 1960 e del 1963, inizia una proficua collaborazione con Olivetti, Fiat, Max Mara, Knoll, aziende per le quali Aulenti realizza showroom, uffici ed esposizioni in Italia e all’estero.
Oltre alle opere di industrial design (per Artemide, Poltronova, Fontana Arte, tra gli altri), nella sua lunga carriera spiccano in modo particolare l’architettura d’interni e una serie di importanti ristrutturazioni, tra le quali la Gare d’Orsay di Parigi, trasformata in Museo (1986); Palazzo Grassi a Venezia (1986); il Museo Nazionale d’Arte Catalana a Barcellona (1995); le Scuderie Papali a Roma (2000); l’Asian Art Museum a San Francisco (2003). Ha anche realizzato scenografie per la RAI, alla Scala di Milano, al Teatro dell’Odéon di Parigi e vanta un’importante collaborazione con Luca Ronconi nel Laboratorio di progettazione teatrale di Prato (1976-1979). Ha insegnato allo IUAV di Venezia e al Politecnico di Milano. Tra i molti riconoscimenti, la Legion d’Onore in Francia (1987) e il Praemium Imperiale del Giappone (1991).

ZAHA HADID. E’ una fra i più grandi architetti e designer contemporanei. Nata da famiglia benestante in Iraq, è cresciuta in uno dei primi edifici di ispirazione bauhaus a Baghdad, durante un’epoca in cui “modernismo” significava glamour e pensiero progressista in Medio Oriente. Ha conseguito una laurea in Matematica alla American University di Beirut prima di trasferirsi a Londra, nel 1972, per studiare alla Architectural Association. Dopo aver conseguito il titolo ha lavorato con i suoi ex professori, Koolhaas e Zenghelis, presso l’Office for Metropolitan Architecture (OMA), a Rotterdam, nei Paesi Bassi, diventando socia nel 1977. Nel 1994 ha insegnato alla Graduate School of Design dell’Università di Harvard. Nel 1980 fonda il suo studio, con sede a Londra. Dagli anni ottanta insegna alla Architectural Association.
È deceduta nel 2016 all’età di 65 anni, a seguito di un attacco cardiaco mentre era in ospedale a Miami, dove era stata ricoverata per una bronchite. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali e nel 2006, è stata onorata con una retrospettiva che attraversa tutta la sua opera al Museo Guggenheim di New York. Fra le molteplici opere si ricorda il MAXXII a Roma e il London acquatic Center per le Olimpiadi di Londra.

LENA MADESIN Philips. Scrisse numerosi articoli e opuscoli, lavorò per la causa dei diritti delle donne, con particolare riguardo alle donne che lavorano. Nata il 15/09/1881 e morta il 22/05/1955, era un avvocato ed ha fondato il National Business and Professional Women’s Clubs nel 1919. Allargò la propria influenza viaggiando spesso in Europa e nel 1930 fondò l’<International Federation of Business and Professional Women >. Lena Madesin fu per anni presidente di questa associazione continuando a lavorare per le donne e ad essere un’attivista fino alla fine.