Quando il coronavirus non c’era e Giorgio Gaber cantava…

“Le strade di notte mi sembrano più grandi ed anche un poco più buie, è
perchè non c’è in giro nessuno”.
Sono le prime parole di un motivo che non era difficile ascoltare, in voga negli anni ’60, dalla voce del suo grande autore: Giorgio Gaber. Che descriveva la sua città, Milano di notte e che oggi avrebbe pianto come tanti di noi.
Ecco, chissà perchè, queste parole nei giorni del coronavirus mi riecheggiano da qualche mese a questa parte e non mi vogliono lasciare. E ripenso a tutte le volte che camminavo da solo per le strade bellissime della città meneghina, quando dopo una giornata di lavoro rientravo e mi godevo i palazzi meravigliosi, le numerose statue e monumenti che facilmente trovi ad ogni spazio, ad ogni piazza di una città che non finiva mai di stupire e che ti conquistava piano, piano.
Vedere oggi Milano, realtà che mi ha fatto innamorare e che mi ha insegnato a diventare un cittadino del mondo, ferita e malata, una indicibile tristezza e commozione mi assale fino alle lacrime.
Spero, come tutti, che si possa uscire presto da questa paradossale situazione per riprenderci in mano la propria vita e che i milanesi continueranno ad essere figli orgogliosi di un gran Milan.