Va in pensione il procuratore Morvillo, cognato di Falcone

Dopo quasi 43 anni al servizio dello Stato, con una carriera iniziata a 28 anni, nel 1978, da pretore di Corleone, va in pensione – da procuratore capo di Trapani – Alfredo Morvillo, che in quattro decenni ha dato un contributo decisivo nella lotta contro Cosa nostra, senza arretrare neppure dopo il 23 maggio 1992, quando con la strage di Capaci i boss fecero saltare in aria sua sorella, il magistrato Francesca Morvillo ed il cognato, il giudice Giovanni Falcone, assieme alla scorta. Dal 4 maggio, Morvillo, 72 anni a novembre, lascerà la toga che lo ha accompagnato quasi per tutta la vita. Il Consiglio superiore della magistratura oggi ha infatti approvato la delibera per la sua cessazione dal servizio.
Nella sua lunga carriera, Morvillo ha non solo vissuto in prima persona i mutamenti del sistema giudiziario, ma anche quelli di Cosa nostra, partendo appunto da Corleone, per approdare, nel 1981, negli anni più bui di Palermo, proprio alla Procura del capoluogo, dove successivamente ha lavorato in tutti i settori. Nel 1991 entra a far parte dell’allora neonata Direzione distrettuale antimafia. Nel 1996 diventa giudice per le indagini preliminari e poi presidente di sezione. Dal 2000 e fino al 2009 ha ricoperto la carica di procuratore aggiunto, fino ad essere nominato, in quello stesso anno, procuratore della Repubblica di Termini Imerese. Un ufficio giudiziario che ha guidato fino al 2017, quando ha infine ricoperto lo stesso incarico a Trapani.
Durante il plenum del Csm il togato indipendente Nino Di Matteo, già sostituto procuratore a Palermo, ha voluto rendere omaggio a Morvillo: “Tutti dobbiamo essergli grati – ha detto – non solo per quello che ha fatto in ogni incarico ricoperto in quasi 43 anni di carriera e per aver celebrato importanti processi contro la criminalità organizzata, ma anche perché non ha mai fatto mancare il suo contributo sull’azione di contrasto alle mafie e sulla necessità di coltivare in maniera intelligente e critica la memoria di quanto accaduto.
“Alfredo Morvillo – ha aggiunto Di Matteo – dopo la strage di Capaci ha saputo, pur nel suo immenso dolore, impegnarsi da componente della Dda di Palermo, in inchieste importanti riguardanti proprio il cuore di quel potere criminale che aveva concepito, organizzato ed eseguito la strage. Tutti – ha concluso – gli dobbiamo un ringraziamento”. Un attestato di stima ed un saluto a cui, a nome di tutto il Csm, si è unito il vicepresidente David Ermini.