Cateno De Luca

De Luca, sindaco di Messina, denuncia uno “scippo” da 405 milioni

Il Sindaco della Città Metropolitana di Messina, l’irriducibile Cateno De Luca, lancia una nuova crociata ed accusa la regione rea di un plateale scippo da 405 milioni di euro. E fa sapere al mondo intero di essere pronto ad una nuova protesta a Palermo, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale (discussa a gennaio e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 15 aprile) che rigetta l’impugnativa del primo Governo Conte, in merito a gran parte della Legge finanziaria della Regione siciliana dell’estate 2018. Si trattava di un totale di 404 milioni e mezzo adesso sbloccati (molti dei quali peraltro interessano Messina). Il guaio è che queste somme appena recuperate rischiano di essere dirottate altrove. Lontano da Messina… “Presentai migliaia di emendamenti- spiega il sindaco ricordando la primavera del 2018 quando era deputato regionale e candidato alla poltrona di Palazzo Zanca- Ho studiato tutte le carte facendo un’amara scoperta: miliardi di euro non spesi chiusi nei cassetti. Erano somme afferenti i cosiddetti ‘fondiextra bilancio’. In quell’occasione individuai circa 1,8 miliardi di un filone che riguardava il Programma operativo complementare (POC), suddiviso in 11 assi strategici che toccano diversi finalità – formazione, infrastrutture, ambiente, turismo, beni culturali etc. In quella legge di stabilità ho aperto tale cassetto celato per prelevare 404,5 milioni da inserire nella legge finanziaria 2018. Nell’emendamento presentato, che valeva 404,5 milioni, erano previsti a una serie di interventi specifici valevoli su tutto il tessuto siciliano, anche quello messinese”.
Le somme erano così articolate: 258 milioni per il Poc; 144,5 milioni Fsc; 1 milione Po Fesr; 1 milione Po Feap. Il sindaco ricorda poi come in quei giorni la sua proposta, inserita nell’articolo 99 della Finanziaria, fu avversata dal M5S e dall’allora capogruppo Valentina Zafarana, deputata messinese, scatenando una guerra elettorale. Si era infatti alla vigilia delle amministrative di Messina. “Per gelosie locali la Zafarana ha condotto una guerra nei miei confronti.- prosegue il sindaco- Non le importava nulla che parte di tali somme – quasi 100 milioni – era destinata a Messina come compensazione per ciò che negli anni le era stato rubato. Questa è storia: il Governo a trazione cinquestelle a luglio del 2018 ha impugnato l’articolo 99, su input dei grillini siciliani. Adesso la Corte Costituzionale ci dà ragione e 404,5 milioni sono stati congelati per mera gelosia, solo per la caccia all’uomo. La Corte dice che in tale articolo non c’era nulla da impugnare. A causa di un’ azione portata avanti dal delirio dei cinquestelle siciliani, il primo Governo Conte, ha leso il principio di leale cooperazione istituzionale”.
“Musumeci da che parte sta?” Il sindaco non si ferma ai 5stelle perché prende di mira anche Musumeci che, preso atto dalla sentenza e quindi del fatto che 404 milioni e mezzo sono stati bloccati, decide, il 10 aprile, con la legge di stabilità di stornare le somme ancora non vincolate, per contrastare gli effetti del Covid-19. “Musumeci chiede al Parlamento il mandato a riprogrammare tutto. Cosa significa? Che norme come l’art. 99 da me redatto per la finanziaria del 2018, che è stato impugnato da Conte ma giudicato ineccepibile dalla Consulta, possono essere azzerate. Quindi la Giunta con un colpo di spugna li cancella?” Agli amici dei cinquestelle dico infine: questa è l’occasione per dimostrare al territorio che dinanzi a tali nefandezze non c’è colore politico. Vi invito a dare una mano affinché si difenda tale norma non solo per Messina ma anche e soprattutto per l’intero territorio regionale. Questi sono solo una parte dei soldi non spesi. In Sicilia andrebbero ghigliottinate intere classi politiche, interi burocrati. Ora per l’emergenza Covid dovrebbero prendere tali soldi da destinare al rilancio del territorio? Vi dico io dove trovare i fondi per l’emergenza sanitaria. Se metto piede a Palazzo d’Orleans, mi basterebbero pochi minuti per trovare un cassetto dove sono riposti almeno altri 800 milioni non spesi. Questo non è scontro politico è quando un sindaco e rappresentante di un popolo non accetta supinamente che chi sta sopra di lui si comporti in maniera indegna nei confronti del territorio”.