Capaci 1991: la memoria è viva – di F. Sinagra BRISCA

Sembra ieri che la notizia dell’assassinio di quel 23 maggio arrivò lacerante alla coscienza civile di tutti gli italiani, l’ennesimo vulnus, alla Giustizia. Aperto resta il problema delle “trattative” Stato-mafia, ed è di oggi l’ambiguità di quelli che danno per obsoleta l’antimafia (e anche l’antifascismo ), mentre la partita del vivere civile è sempre in gioco.

Nei Nebrodi si ricordano le madri antimafia: da Carini Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, da Galati Francesca Serio, madre di Salvatore Carnevale, e da Tusa Serafina Battaglia prima testimone di giustizia, cui fu ucciso il figlio sindacalista che lottava legalmente per il diritto della terra ai contadini contro la mafia dei pascoli. A tutte e tre queste donne di grande coraggio la giustizia (ma più le contiguità, le connivenze, ecc.) non è riuscita a consegnare i colpevoli, sebbene avessero indicato e circostanziato nomi e cognomi; se ne è fatta portavoce la letteratura.
La prima a fare il gran rifiuto, Serafina Battaglia, fu una donna emersa da dentro la mafia, madre ribelle ravveduta dall’uccisione inaccettabile del figlio Carmelo Leone nel 1962 a Tusa. Fu la prima testimone di giustizia collaborante che raccontò della mafia ogni sua conoscenza al giudice istruttore Cesare Terranova, che sarà assassinato a Palermo il 26 settembre del 1979, del quale disse “uomini onesti come il giudice Terranova non ce ne sono altri, lo firmo col mio sangue”. Fu intervistata anche dal giornalista Mario Francese, anch’egli nel 1979 assassinato a Palermo. Furono gli anni di tanti orrendi assassinii.
Donna di carattere forte, denunciò la mafia con acredine e rigetto quando ancora le istituzioni statali e religiose negavano l’esistenza di cosa nostra. La sua prima testimonianza in tribunale avvenne il 30 gennaio 1962, quando dall’alto della sua pena giustiziera dichiarò “io non ho terrore della mafia”, ma il suo commento finale sui processi, che l’hanno fatta viaggiare in giro per l’Italia, fu all’insegna della cruda disillusione “Nella giustizia credo relativamente, perché ha bisogno della fotografia mentre sparano… ”;
era a conoscenza dei depistaggi su cui la mafia ordisce metodicamente i suoi crimini.
Il figlio Carmelo Leale, detto Carmelo Battaglia, fu fondatore della cooperativa agricola di Tusa, nata nel 1945, per la concessione delle terre incolte. La terza sentenza di proscioglimento sul “caso Battaglia” è del 1969, nel 1971 fu annullata la sentenza di condanna in Cassazione e nel 1979 il presunto assassino andò assolto per insufficienza di prove. Fra il 1946 e il 1966 cinquanta sindacalisti sono stati uccisi dalla mafia in Sicilia.
INVITO per saperne di più e tenere viva la memoria: venerdì 22 su TV-RAI-1 in prima serata andrà in onda lo sceneggiato su Mamma Felicia Bartolotta Impastato. Assistervi è un modo di testimoniare.
F. Sinagra BRISCA