Sotto le lenti d’ingrandimento del “mio punto di vista” un uomo di sport e cultura: Ernesto Reale

Un piccolo, grande uomo, molto conosciuto nel mondo del calcio per aver “sfornato”, nel corso della sessantennale carriera da allenatore, centinaia di calciatori, alcuni dei quali hanno avuto la fortuna di fare il fatidico salto nella massima serie. Stiamo parlando di Ernesto Reale, juventino come il sottoscritto senza tanti giri di parole. Ricordiamo alcuni tra i giocatori da lui allenati:
Emanuele Curcio, che dal furetto dell’Orlandina passò al Messina in Serie “B”, per approdare successivamente nella massima categoria agli ordini di mister Liedolm. Curcio, era un attaccante velocissimo e furbo, e grazie a queste due inconfondibili caratteristiche, spesso inquadrava la porta.
C’era, in quel periodo anche il terzino Tortorici, aluntino di origine, disputò con la maglia dell’Olandina alcuni campionati di promozione, sotto le sapienti mani di mister Reale, per approdare direttamente al Como in serie”B”. Era un mastino, coriaceo, duro ma corretto.
Poi, rammentando sul filo della memoria, ebbe sotto le sue mani anche Renato Oteri, difensore con un sinistro vellutato che dalla natia Capo d’Orlando, andò in serie “C” al Legnano. Non fu fortunato Renato, una frattura alla gamba, lo costrinse per qualche tempo a disertare i campi di calcio per riprendere dopo qualche tempo più forte di prima ma non andò oltre la “C”. Il suo futuro era la seria “A”.
Infine, tra i calciatori che uscirono dalla scuola di Ernesto Reale, merita un posto d’onore Franco Ipsaro, fortissimo stopper che militò per alcuni anni nel campionato di serie “A” con il Pisa. Franco fu un giocatore molto serio e per qusto voluto bene dai tifosi pisani. Questi furonon i calciatori allenati da mister Reale che conobbero la polvere dei campi di provincia per finire la carriera tra i professionisti.
Mister Reale non era soltanto un uomo di calcio, maanche di cultura. Dovete sapere che per anni Reale fu corrispondente da Capo d’Orlando di un quotidiano messinese, mi pare si trattasse de La Tribuna del Mezzogiorno. I suoi articoli, qualunque fossero gli argomenti, erano impregnati di competenza, intelligenza e grande equlibrio.
La sua preparazione non si ferma al giornalismo di cronaca. Difatti, ad un certo punto della sua vita, intraprese una concreta collaborazione con “La Fiera Letteraria”, un giornale che trattava temi ed argomenti di ampio respiro culturale, mettendo la sua prestigiosa firma accanto a quella di uomini come Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo e di tanti altri intellettuali del panorama italiano. Il mio maestro Reale, aveva un hobby segreto, noto a pochissimi: quello della poesia. Era un fine cantore ed ha scritto centinaia di poesie, alcune bellissime, altre soltanto belle… mai brutte.
Personalmente considero il maestro Reale, il mio primo punto di riferimento umano e, se mi si passa il termine, anche culturale oltre che sportivo. Fu il mio allenatore e con lui la squadra dell’Azione Cattolica di Capo d’Orlando nella quale militavo, divenne campione regionale del CSI. Una dimenticanza del responsabile del tempo, non ci permise di giocare le finali a Roma con le altre squadre delle regioni italiane che avevano vinto i rispettivi campionati. Delusi e con le lacrime agli occhi, mogi mogi, dalla stazione ferroviaria di Capo d’Orlando, ritornammo a casa con la morte nel cuore. Provammo una cocente delusione che ancora oggi mi brucia l’anima. Se oggi chi scrive questo “punto di vista” dedicato a mister Reale, privilegia alcuni fondamentali valori, lo deve agli insegnamenti che ricevette dalla frequentazione giovanile, momento cruciale nella crescita di ogni uomo, lo deve soprattutto al maestro Reale, maestro di calcio ma anche di vita.
Oggi Reale, giunto alla veneranda età di 86 anni, ha accanto a sè una moglie affettuosa, premurosa e gentile, con la quale si trova perfettamente bene. E lui, con quei suoi occhi illuminati da un azzurro intenso, da autentico sciupafemmine, sa perfettamente che il fascino che un tempo lontano esercitava sulle donne, adesso si accontenta di esercitarlo sulla moglie che adora. Gli anni caro Ernesto, passano per tutti, anche per i migliori. Fammi però dire con assoluta sincerità: Ti voglio bene!