Messina terremotata

Rubrica Francesco Lo Sardo sindacalista a Messina terremotata – a cura di F. Sinagra Brisca

Dagli studi sull’attività parlamentare dell’On. Francesco Lo Sardo (maggio 22 – 1871/ 30 1931), la dr.ssa GIUSEPPINA TRIPICIANO evidenzia la figura e il nucleo politico del personaggio.

IV – F. Lo Sardo sindacalista a Messina terremotata

Nel 1906, stabilitosi a Messina, Francesco Lo Sardo fu chiamato a dirigere la Camera del lavoro. Puntò alla sindacalizzazione delle categorie più numerose e importanti quali gli agrumai e i portuali, gli operai delle officine ferroviarie, i tramvieri, i lavoratori del gas, artigiani ebanisti e bottai. Era una classe lavoratrice disomogenea, con diffusa manodopera generica, spesso a carattere stagionale. In quegli anni i lavoratori chiedevano a gran voce la concreta applicazione della legislazione sociale giolittiana, con al centro della piattaforma rivendicativa la riduzione dell’orario di lavoro, il riconoscimento del riposo domenicale e festivo, la concessione di ferie, l’organizzazione del lavoro, l’organico e le promozioni, l’istituzione della cassa malattia, l’aumento salariale.
In due anni gli iscritti ebbero un grosso aumento grazie anche alla riuscita di alcuni scioperi, la forza organizzativa e la capacità di rappresentanza della camera messinese aveva raggiunto il suo apice, come osservò Lo Sardo il 20 marzo 1908 “mai la Cdl si è trovata in floride condizioni come si trova oggi.”
Il terremoto azzerò l’attività. Morirono molti suoi familiari e numerosi compagni fra cui Noè. Ma il terremoto aveva cambiato la storia della comunità, segnando definitivamente il declino economico con la perdita di identità di centro mercantile e commerciale ruotante intorno al porto, caratteristica secolare.
Da quel momento la gestione dei notevoli flussi economici previsti dall’intervento dello Stato e dagli aiuti nazionali e internazionali, divenne un ghiotto affare che stimolava gli appetiti della borghesia affaristica e accrescevano il ruolo dell’apparato burocratico, al quale facevano capo tutti i procedimenti di erogazione e distribuzione del denaro. Intorno alla gestione dell’emergenza si modellarono i termini della lotta politica e si stabilirono nuove gerarchie. Lo Sardo si impegnò nella denuncia delle speculazioni edilizie e contro la calata degli appaltatori dal Nord coinvolti nel grande affare economico della ricostruzione. Egli appoggiò il progetto di Ludovico Fulci a favore dell’esproprio delle aree terremotate e il loro passaggio al demanio pubblico, affinché lo Stato provvedesse rapidamente alla consegna di alloggi ai vecchi proprietari. Invece il governo adottò il sistema dei diritti a mutuo privato, che favorì le speculazioni. Con l’avvento del fascismo sarà la Chiesa messinese dell’arcivescovo A. Pajno ad accrescere coi mutui la propria dotazione patrimoniale. Delle nuove case popolari a Camaro, Lo Sardo osservò “non sono case per uomini, ma gabbie
per canarini!” Anche alla Cdl si fece strada il riformismo con il sindacalista Toscano, mentre Lo Sardo tuonava dal giornale “Svelare tutti i retroscena, tutte le congiure, tutte le cricche economico-affaristiche o politico-pastettiste!

Opporci a tutti gli auto-gonfiamenti, alle auto-candidature, a tutte le miserie delle vanità individuali spesso perturbanti la vita pubblica e sempre di ostacolo al bene collettivo!” Nel marzo del 1912 Lo Sardo riprendeva la dirigenza della Cdl, cui seguiva la formazione di un comitato cittadino per lo studio dei problemi locali e la fondazione della casa del Popolo allo scopo di favorire una serie di iniziative a sostegno della classe operaia.

La Guerra di Libia lo trova fra i più fermi oppositori e senza l’appoggio dei socialisti intransigenti il fronte fulciano uscì sconfitto dalle votazioni del 1913, vinte da massoneria e clerico-moderati. In contrasto col suo storico pacifismo, Lo Sardo si arruola volontario nel giugno 1915, assegnato al 30° artiglieria Conegliano e, ferito al torace nella battaglia del Col di Lana, rientrò dimostrando che “il pacifismo socialista non era ispirato da vigliaccheria.”

F. Sinagra Brisca