Una democrazia a sorteggio: in libreria un saggio per i tipi di Einaudi

La Democrazia del sorteggio è un libro scritto a quattro mani. Gli autori sono Luciano Vandelli e Nadia Urbinati. In realtà, la tecnica dell’estrazione a sorteggio per attribuire le cariche pubbliche non è affato una novità, risale infatti al battesimo della democrazia, nell’Atene del V secolo a. C. dov’era formato per sorteggio il Consiglio dei Cinquecento, massimo organo decisionale della polis, e venivano inoltre sorteggiati i magistrati che via via assorbivano le prerogative degli antichi re. In Francia Emmanuel Macron ha istituito una commissione di 150 cittadini estratti a sorte, con il mandato di avanzare proposte contro il riscaldamento climatico. In Canadà, in Germania, in Grecia, in varie altre contrade s’affidano le politiche locali a giurie civiche formate per sorteggio.
Nel 2012, in Islanda, è stata approvata la prima costituzione scritta da assemblee in parte sorteggiate. Nel 2017 l’Unione europea ha deciso per sorteggio la sede dell’Agenzia Europea del farmaco, contesa fra Milano e Amsterdam.
E l’Italia? Fa in qualche modo da laboratorio, giacchè è il primo Paese al mondo governato da un partito digitale – i 5stelle – concepito all’insegna dell’uno vale uno, della democrazia a sorte, anche i revisori dei conti degli enti locali, i commissari di gara per gli appalti pubblici, i professori nei concorsi universitari, e via elencando. Può prospettarsi la stessa soluzione per i membri delle assemblea legislative? Ed è una buona cura per le malattire della politica? No, rispondono i due autori del libro, ma la risposta viene preceduta da una analisi pratica e teorica, dove c’è tutto il sale di questo volume. Ma infine la diagnosi è tranchant: quest’infatuazione collettiva deriva da una cifra di disperazione, dal discredito che sommerge ormai i partiti. Cela una dichiarazione d’impotenza della politica come della società. Ed è nefasta, perchè il sorteggio penalizza il merito, perchè aggira l’esigenza di valutazioni approfondite dei fatti e del problema. E tutto questo sull’altare di un unico obietivo: l’imparzialità. Che però è una meta irrangiungibile, nelle vicende umane.
Diagnosi convincente? Sì e no.
La divinità di cui il sorteggio costituisce uno strumento, è piuttosto l’eguaglianza, divinità ferita da chi usa la politica come professione, divenendo inquilino permanente del potere. Viceversa la sorte offre a ciascuno “una ragionevole speranza di servire la patria”. D’altra parte una pattuglia di parlamentari sorteggiati, e quindi indipendenti, può favorire il dialogo tra maggioranza e opposizione, oltre a rafforzare la credibilità del parlamento. Ma è una discussione aperta, senza certezze matematiche. Urbinati e Vandelli hanno avuto il merito di rinvigorirla e noi, immodestamente, il suggerimento di leggere: La democrazia del sorteggio.