Ho sognato di essere Eugenio Scalfari e mi sono svegliato un cretino!

Stasera il mio editoriale ha un finale a sorpresa, è un po’ sibillino. Nasce dalla fantasia di chi dorme e sogna ancora, ed ha un sonno sereno perchè ha la coscienza in pace e non teme niente e nessuno. Scalfari e Maradona, due dei miei eroi… vengono a stuzzicare i miei sonni ed anche di giorno mi sussurrano delle immagini di mondi paralleli che mai si incontreranno perchè l’uno ospita l’intelligenza e l’altro la grettezza. E adesso seguitemi…

Stanotte avevo fatto un sogno bellissimo, meraviglioso: no, cosa state pensando, non ho sognato una donna attraente, affascinante che mi si stropicciava addosso facendomi le fusa ma più semplicemente, ho sognato di essere diventato il Re dei giornalisti: Eugenio Scalfari!
Ebbene sì, Scalfari, secondo il mio punto di vista, rimane il migliore giornalista che abbiamo in Italia e giunto alla veneranda età di 94 anni, possiede una lucidità da fare invidia ai ventenni, impressionante! Il mio faro dal punto di vista giornalistico e morale è sempre stato lui fin dal primo numero di Repubblica stampato nel lontano 1976 sotto la sua impareggiabile guida. Naturalmente, inavvicinabile per molti di noi.
Che volete, a furia di aspirare segretamente di diventare come lui, difatti è la prima volta in assoluto che lo confesso pubblicamente, alla fine ho sognato di esserlo. Purtroppo, però, i sogni muoiono all’alba. Svaniti, pazienza.
Tutta questa girandola alla fine per dire che qualcuno crede di essere il “Maradona del giornalismo nazionale e forse internazionale” ed invece non sa che, come quello che aveva sognato di essere diventato Scalfari, cioè il sottoscritto, è un cretino.
Nascondere la verità, come faceva il fuoriclasse argentino che nascondeva il pallone ai suoi avversari, è un esercizio da pennivendoli. Ci spieghiamo meglio: dire, per fare un esempio e ricondurre tutto in un alveo più consono ad Eugenio Scalfari, che quanto avvenuto nell’ultimo Consiglio comunale di Capo d’Orlando (era quì che volevamo arrivare), e cioè l’uscita dalla maggioranza dei Consiglieri Felice Scafidi e Linda Liotta, non abbia causato alcuno scossone, giusto per prendere in prestito le parole di quel “Maradona del giornalismo”, equivarrebbe a dire che in politica chi entra e chi esce dalle forze dislocate in campo, che sia di una parte di maggioranza o di quella opposta, non significhi nulla.
Affermare una cosa del genere non è davvero un gioco da Maradona bensì da Giovannino Corrieri, il gregario portaborracce di Gino Bartali! Possiamo fingere che ciò che accade in un determinato contesto non abbia alcun peso, non significhi nulla, non cambi le cose. Sogni e finzioni, però, non appartengono al mondo reale, quello abitato da gente responsabile, cittadini e amministratori che ogni santo giorno si battono per cambiare le cose e lo fanno nella maniera migliore. Ho sognato di essere Scalfari e di scrivere finalmente una nuova pagina di politica orlandina.