busto di francesco lo sardo

Rubrica <> Francesco Lo Sardo – A cura di F. Sinagra Brisca

Dagli studi sull’attività parlamentare dell’On. Francesco Lo Sardo (maggio 22 – 1871/ 30 1931), la dr.ssa GIUSEPPINA TRIPICIANO ripercorre in breve gli interventi parlamentari.

VIII – L’attività parlamentare dell’on. F. Lo Sardo

Intervenendo in parlamento nella seduta del 4 aprile del 1925, nell’ambito della discussione dei disegni di legge riguardanti lo stato di previsione della spesa del Ministro della finanze per l’esercizio 1925-26,
Lo Sardo pronunciò uno dei suoi più lunghi ed accorati discorsi, tracciando un’analisi lucida del disegno fascista di gerarchizzazione della burocrazia statale, attraverso l’introduzione di una rigida selezione e controllo, con metodi di stampo militaresco. Partendo da un ordine del giorno che attaccava i vari decreti-legge e i regolamenti emanati dal governo fascista per la sistemazione organica degli impiegati e salariati dello Stato, in quanto costituivano “aperte violazioni di ogni libertà e politica dei dipendenti dello Stato, con giuramenti assurdi e col divieto di ogni azione politica e sindacale non fascista” nonché “ una vera irrisione, per tutti i salariati e per le categorie più umili degli impiegati, alle condizioni di miseria cronica, determinata dalla modestia di salari e stipendi, non corrispondenti alle durissime esigenze della vita”, Lo Sardo denunciava la logica sperequativa che era alla base dei recenti provvedimenti assunti dal governo in materia di aumenti di stipendi e salari, destinata ad accentuare le differenze tra i vari gradi.
Era un chiaro attacco alla politica finanziaria governativa ispirata a concetti reazionari e antiproletari.
Lo Sardo coglieva così appieno la strategia fascista di progressiva eliminazione delle opposizioni attraverso l’uso della violenza, la conquista del ceto medio mediante il rafforzamento della macchina statale, l’introduzione di criteri gerarchici per un maggior controllo della burocrazia e il suo totale asservimento al governo. Le sue contestazioni a tutto campo riguardarono i bassi salari previsti per i dipendenti dei gradi inferiori, le limitazioni sempre più accentuate della libertà di iscriversi ad associazioni o sindacati che non fossero fascisti, gli esoneri e le punizioni imposti per sospetti politici. Nel suo lungo e circostanziato discorso, interrotto spesso da risate provocatorie ed urli, Lo Sardo interloquì in modo polemico con il ministro delle comunicazioni Ciano, e le sue parole furono dure al punto da attirare l’attenzione di Mussolini, che serberà sempre un atteggiamento rancoroso verso l’avversario politico. Ma all’interruzione di Mussolini egli proseguiva il suo discorso: “interpretiamo la voce dei lavoratori delle fabbriche … e abbiamo il dovere di portare qui cifre e notizie … “ e poneva all’attenzione il caso dei lavoratori dei tabacchi, particolarmente soggetti a malattie e che erano considerate ragioni di licenziamento del personale, per i quali Lo Sardo rivendicava il diritto alla tutela e a ricevere una giusta retribuzione e un trattamento umano.
A gennaio del 1926 un decreto legge liberalizzava i diritti a mutuo dei terremotati messinesi accentuandone il mercato e la speculazione orientata da ragioni clientelari; in Parlamento l’onorevole stigmatizzava quel comportamento: “nella provincia di Messina si è andati con i tamburi a chiedere la vendita dei diritti a mutuo, con il notaio sulle automobili e i contratti già pronti”, scoprendo le carte del collega messinese Crisafulli Mondio, capo del fascio messinese e al centro di una vasta rete di interessi
imprenditoriali che, accanto al settore agrumario, gestì una grossa fetta dell’affare della ricostruzione della città.
La politica estera fu invece al centro di una interpellanza, con altri deputati, al ministro degli esteri dal momento che il Governo aveva inviato marinai e forze sul territorio cinese, si chiedeva se l’Italia intendesse “associare la propria azione a quella degli altri Governi che vogliono il monopolio della Cina a beneficio della plutocrazia internazionale, calpestando il diritto del popolo cinese a disporre liberamente del proprio paese.”
Rubrica a cura di Franca Singra BRISCA