busto di francesco lo sardo

Rubrica < Francesco Lo Sardo - A cura di F. Sinagra BRISCA.

Dagli studi sull’attività parlamentare dell’On. F. Lo Sardo, la dr.ssa GIUSEPPINA TRIPICIANO considera il profilo morale del personaggio nel martirio della detenzione.

IX – Francesco Lo Sardo in carcere con Antonio Gramsci

In parlamento, durante accesi scontri con i fascisti, Lo Sardo andava sempre al cuore della sua denuncia: “la politica e la rivoluzione fascista … sono la manifestazione più tipica della reazione borghese e continuano l’azione di manipolare le finanze e le imposte dello Stato ad esclusivo vantaggio delle classi abbienti e a tutto danno delle classi lavoratrici.”
Uomo di eroica coerenza, l’onorevole a difesa davanti al Tribunale Speciale confermò la sua scelta e appartenenza politica: “Almeno mi sia permesso di dire che sono orgoglioso di essere processato perché comunista, che sono orgoglioso di potere dinnanzi a questo tribunale mostrare trent’anni di vita spesi al servizio dei lavoratori dell’Italia meridionale. ”. Il foglio fascista di Messina “La gazzetta della Sicilia e della Calabria” del 18 marzo 1928, in un articolo su due colonne riferiva: “Il comunista Francesco Lo Sardo condannato a 8 anni di reclusione”.
Lo Sardo aveva affrontato i primi mesi di carcere con piena serenità, compiacendosi della sua perfetta salute in un fisico possente, convinto che la salute lo avrebbe aiutato a resistere. Ma il lungo periodo di segregazione cui fu costretto in ambienti malsani, ne minò ben presto la salute; venne colpito da un attacco cardiaco e polmonare così violento che i medici, preoccupatissimi “più per scansare ogni responsabilità che per altro sentimento”, lo fecero trasferire immediatamente nel carcere sanitario di Oneglia.
Lo stato di salute peggiorò ancora e egli fece domanda al ministero di essere trasferito in una casa penale attrezzata per malati cronici e di essere visitato a proprie spese da uno specialista e curato in una clinica.
Solo a distanza di quasi un anno ottenne di essere trasferito nel penitenziario cronicario di Turi a Bari. Durante il viaggio a Oneglia scrisse al nipote: Mi basterebbe la compagnia intellettuale del valoroso Gramsci per rendermi invidiabile la nuova esistenza”. Ma la salute aggravò e il sistema nervoso fu logorato, tanto gravemente che i parenti dubitarono se presentare domanda di grazia, E’ inutile inginocchiarsi ai tiranni a meno che non si voglia perdere ogni dignità ed amor proprio, ed a ciò non voglio arrivare, preferirei la morte onorata all’avvilimento che mi facesse trascinare, magari mille anni, in una vita che non potrebbe riuscirmi che odiosa. Il 26 maggio la moglie galatese Donna Teresa Fazio, ritornata da una visita non concessa nel carcere di Poggio Reale (NA) dove Francesco era stato trasferito morente, telegrafò direttamente a Mussolini: “ SupplicoVi provvedimento clemenza onde evitare sicuro non lontano decesso mio marito … Destinato inesorabilmente finire, supplico E.V. consentire commutazione pene arresto in casa onde possa morire fra le mie braccia invece che in carcere.” L’Onorevole detenuto esalò l’ultimo respiro in assoluta solitudine il 30 maggio 1931, qualche anno moriva dopo Gramsci, anch’egli consunto dalle condizioni carcerarie, ambedue con funerali blindati, ristretti a qualche familiare.
Le spoglie di Francesco Lo Sardo riposano nella tomba di famiglia del Gran Camposanto monumentale di Messina. Sulla tomba è incisa un’epigrafe, stilata per l’amico e collega dall’antifascista professore universitario latinista Concetto Marchesi: <<VITAE SUAE NON FIDEI OBLITUS /OBLIVISCENDUS NULLI>> (Dimentico della propria vita non della propria fede / nessuno lo dimentichi).