Il viadotto Giustina sul tratto abruzzese dell'autostrada A14 nella foto pubblicata nella sezione 'Manutenzione Viadotti' del sito di Autostrade per l'Italia e allegata alla relazione online sugli interventi in corso, 16 settembre 2019. AUTOSTRADE.IT +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

E’ il momento dell’apertura del viadotto Himera, sulla Palermo-Catania

La vigilia del D-Day ha il sorriso – tirato, ma orgoglioso – di Mister Pungolo, che dopo aver perso (o vinto, dipende dai punti di vista) la scommessa sul ponte-lumaca, rimette le deleghe nelle mani del governatore Nello Musumeci. Che non le accetterà. Ma nelle frenetiche ore prima dell’inaugurazione del viadotto Himera c’è anche chi, come Alice nel paese delle meraviglie, non sta più nella pelle per essere lì a mostrare il suo successo personale e a dimostrare, che «se vuoi che le cose accadano, prima ci devi credere e poi ci devi lavorare».
Domani alle 11, alla presenza della ministra Paola De Micheli, c’è la cerimonia di «completamento dei lavori» (come recita l’invito Anas) del viadotto sulla Palermo-Catania crollato il 10 aprile 2015, a causa della frana di una montagnola sovrastante, adagiandosi sul cavalcavia della carreggiata opposta. La Sicilia si spezzò in due. Cinque anni di passione, dalla “trazzera grillina” al bypass di Caltavuturo, scanditi da ritardi e veleni. «Non si vincono le battaglie sulle sconfitte degli altri». Per Cancelleri quella di oggi «non sarà un’inaugurazione, ma la riconsegna di un’opera importante ai siciliani. In sette mesi, di fatto, s’è costruito un ponte». E cos’è successo nei precedenti quattro anni? «Di tutto. Compresi ritardi, distrazioni, contenziosi e la ciliegina del lockdown. E infine l’impegno per il Morandi, che ha drenato risorse umane recuperate grazie alla disponibilità di imprese siciliane che hanno rinunciato ad altri lavori per vincere questa scommessa”. Ma l’attesa più snervante, nella giungla dei cantieri infiniti, è quella che riguarda la Caltanissetta-Agrigento e la Palermo-Agrigento, accomunate dal crac della Cmc. Per la prima opera si rischia anche di perdere parte dei 420 milioni di fondi europei: inseriti nella programmazione 2007/13, poi messi “a cavallo” sul 2014/20, sfumeranno se non si completa l’opera entro il 2023. «Con questo ritmo dubito che ci si riuscirà – è la profezia di Falcone – ed è per questo che la Regione ha proposto la rescissione contrattuale».
Analoga richiesta per l’altra «vergogna che da troppo tempo investe la Sicilia», come denunciato dal deputato regionale del Pd, Michele Catanzaro: la Palermo-Agrigento (245 milioni, più 45 di perizia di variante approvata nel maggio 2018), un incubo d’asfalto fra interruzioni, semafori e beffardi cartelli di “lavori in corso”. Per il viceministro del M5S le due strade statali «saranno fra le prime opere a beneficiare delle nuove regole del Dl Semplificazioni, con cui si conta di aggredire in Sicilia opere stradali e ferroviarie per un valore di 16 miliardi».
Le altre incompiute da manuale stanno nell’elenco di opere per cui la Regione ha annunciato il contenzioso legale per «gravi responsabilità di inadempienza da parte di Anas Spa». Qualche esempio? Il completamento della tangenziale di Gela (313 milioni), la variante Vittoria-Comiso sulla Statale 115 (149 milioni), l’ammodernamento del tratto Adrano-Paternò (185 milioni) sulla 121, completamento dello scorrimento veloce Licodia Eubea-Libertinia (230 milioni). La Cisl, nel libro bianco “Connettere la Sicilia”
del 2019, denuncia una «situazione di stallo di molti cantieri, con 268 opere bloccate o in difficoltà a vario titolo, per un valore di 4,7 miliardi».
Dentro questi numeri impressionanti ci stanno i problemi del Cas. Il consorzio che gestisce le autostrade siciliane (tranne la A19) rischia di perdere la concessione nazionale. Con le «oltre 800 non conformità contrattuali» denunciate dal viceministro e minimizzate dall’assessore («quella cifra che i cinquestelle ripetono come pappagalli s’è ridotta a 150), che rivendica come il Cas sia diventato «la stazione appaltante di Sicilia che ha immesso più denaro nel settore lavori pubblici dopo Rfi». Falcone sbandiera i passi avanti sulla Siracusa-Gela: «Casello di Rosolini consegnato prima della fine dell’estate, apriremo il resto del lotto fino a Ispica entro l’anno».
E Cancelleri alza il tiro: «Bisogna riparlare della chiusura dell’anello autostradale Castelvetrano-Gela.
Quanto costa? La risposta arriverà da uno studio di fattibilità dell’Anas: le risorse potrebbero esserci, i tempi sono maturi». Ma molti siciliani si accontenterebbero di vedere rimossa la frana di Letojanni sull’A18 (altra icona delle vergogne siciliane, risalente al 2015, e dunque coeva all’Himera: cantiere avviato a fine 2019) e di dimenticare slalom fra interruzioni e manto da trazzera nelle sgangherate free way di competenza regionale.
Ci fermiamo qui, senza parlare delle inchieste giudiziarie e dei casi di corruzione e mazzette che hanno coinvolto tanto l’Anas quanto il Cas. Mettendo in dubbio la qualità e la sicurezza di quelle (poche) opere completate. Anche per questo – domani, sotto il palco allestito sull’Himera – ci sarà ben poco da festeggiare.