Francesco Lo Sardo

L’On Francesco Lo Sardo redattore de “Il Riscatto” – di F. Sinagra BRISCA

Tratti dagli studi sull’attività giornalistica dell’On. Francesco Lo Sardo (maggio 22 – 1871/ 30 1931), condotti dalla dr.ssa CINZIA CALANNA, si riportano alcuni temi fondanti di quegli scritti.
Interventi losardiani sulla scuola da “Il Riscatto”.

Un riguardo particolare ebbe sul giornale anche la questione della scuola e, più in generale, dell’educazione. Con la ripresa delle pubblicazioni, il 2 dicembre 1911, già nel primo numero il giornale pubblicò una documentata e appassionata inchiesta, dal titolo “La scuola a Messina”. La scuola dovrebbe educare, istruire, ma il giornale affermò che questo avveniva sicuramente in altre città e non a Messina. La città mancava infatti di locali scolastici e in conseguenza di ciò si era dovuto adottare l’orario ridotto; cosicché accadeva che il maestro, invece di fare cinque ore di lezione ne faceva tre e mezza. Veniva denunciato il fatto che gli insegnanti non riuscivano a svolgere i programmi, essendo l’orario ridotto, e in più vi erano classi con circa cinquanta alunni. In una classe così popolata tre ore e mezza bastavano appena per fare leggere dieci righe ad ogni scolaro. Conseguenza della situazione: << ragazzi di seconda che stentavano a sillabare, sconoscevano le maiuscole, non sapevano quando bisognasse andare a capo e confondevano i punti esclamativi con gli interrogativi, e se alcuni sapevano qualche cosa era perché i genitori o le scuole private si prendevano il fastidio di istruirli […] A queste condizioni si potrebbe pagare gli stipendi ai maestri lasciandoli a casa. La cosa sarebbe meno ipocrita. Dinanzi allo sfascio della scuola pubblica finirà che i padri di famiglia manderanno i figliuoli dai gesuiti!>>.
“Il Riscatto” non tardava a concludere, sconsolato, che, stante la situazione, la scuola a Messina non avrebbe mai raggiunto il livello delle altre città. Vennero denunciate continuamente illegalità al Provveditore agli studi che, amante del quieto vivere, lasciava correre – secondo l’accusa del giornale – con indifferenza ogni cosa. Addirittura alcuni direttori didattici coprivano cattedre di insegnamento in istituti governativi cittadini. Fu bandito un concorso a cattedra che il giornale definì “concorso-vergogna” e di cui chiese l’annullamento. Furono pubblicati, col titolo “Tripolitania Italia”, i risultati di un’inchiesta sulla scuola che evidenziava che su 68.608 scuole italiane, solo un terzo potevano considerarsi buone ed erano quasi tutte nel Nord Italia, un terzo disadatte e le altre mediocri.
Il giornale condusse anche una forte battaglia perché si arrivasse subito al ripristino completo dell’Università e commentò: <>. I socialisti si rendevano conto che una vera rinascita di Messina poteva avvenire solo dal contributo del mondo culturale a partire dall’Università.
Avvincente l’intervento di Manara Valgimigli che, dopo aver fatto un’impietosa e documentata
esposizione dei mali della scuola e di tutte le sue “vergogne”, affermò: << quando noi saliamo in iscuola i gradini della nostra cattedra […] la nostra anima si veste di una lucentezza nuova e sempre rinnovata, onde, come si irradia la nostra fronte, così si irradiano le fronti dei nostri scolari. E leggiamo con loro e ci addentriamo con loro a seguire il pensiero di quelli che stanno sui vertici indicatori del cammino dell’umanità; e se un palpito concorde della nostra intima commozione ci avvediamo che sfiori l’anima dei nostri scolari […] sia che penetriamo lo spirito di un poeta antico, sia che intravediamo le meravigliose combinazioni di un problema di scienze, noi sentiamo di non aver da chiedere altro compenso >>.
Si tenne a Messina, per tre giorni in agosto, il primo Congresso Magistrale Siciliano, dove si affermò : << Il principio dei valori umani è che a parità di lavoro debba corrispondere parità adeguata di compenso adatto alla funzione delicatissima ed elevata di una nobile missione>>.
a cura di F. Sinagra BRISCA