Coronavirus, triplicati i ricoveri in terapia intensiva

Cresce il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva dopo aver contratto il coronavirus. Sono 107 in tutta Italia, 13 in più nel giro di 24 ore. Un aumento evidente se si considera che il 29 luglio scorso il ministero della Salute ne segnalava appena 38, solo 2 in Sicilia. Nell’Isola, invece, i pazienti gravi sono cresciuti tanto che adesso sono 10, secondo bilancio più grave dopo la Lombardia con 21.

Ai 107 malati che si trovano in terapia intensiva in tutta Italia vanno aggiunti i 1380 ricoverati con sintomi (+92 rispetto a lunedì) e i 25.267 in isolamento domiciliare. In tutto, quindi, le infezioni in corso riguardano 26.754 persone (+676 rispetto a due giorni fa).

Netta la crescita, allarmante a prima vista il dato siciliano, che però va analizzato più a fondo. Secondo esperti, infatti, alcuni pazienti non sono in realtà così gravi ma sono assistiti in terapia intensiva solo perchè necessitano di una ventilazione a supporto non invasiva. Dunque il numero di contagiati che necessitano di intubazione nell’Isola sarebbe in realtà linea con la media nazionale.

Aumentano i casi a Palermo: reparto pieno al Cervello, due pazienti trasferiti al Civico. In questo contesto e, come detto, con le incognite legate alla ripresa della scuola e delle attività lavorative dopo le ferie, un sondaggio Swg evidenzia come sia aumentata significativamente la preoccupazione degli italiani e la sensazione di poter contrarre il Coronavirus.

In particolare, il 57 per cento dei cittadini è “molto preoccupato”, si riduce notevolemente, rispetto a giugno, la percezione di un virus meno pericoloso, mentre sale la paura per il rischio contagi dagli immigrati. Per quanto riguarda le mascherine, ormai sono talmente entrate nella quotidianità delle persone – si legge nel sondaggio, effettuato su un campione di 800 persone giornaliere dal 4 giugno – che il 57% degli intervistati ammette di indossarla spontaneamente.

Netta la percezione della pericolosità delle discoteche (83%), seguita dalle spiagge libere (76), i lidi privati (65), bar e locali pubblici( 63), aliscafi , vaporetti, e traghetti (49), treni locali (44)e ristoranti (34%). Più rassicuranti i treni ad alta velocità (ritenuti pericolosi solo dal 27% del campione) e l’interno dei negozi (a rischio per il 15 per cento degli intervistati).