Francesco Lo Sardo

L’On. Francesco Lo Sardo redattore de “Il Riscatto” Rubrica – a cura di Franca Sinagra BRISCA

Dagli studi sull’attività giornalistica dell’On. Francesco Lo Sardo (maggio 22 – 1871/ 30 1931), la dr.ssa CINZIA CALANNA propone alcune sintesi di quegli scritti.

La questione agraria
Dopo la lunga parentesi degli anni della Prima Guerra mondiale, durante i quali furono dati alle stampe solo pochi numeri, “Il Riscatto” uscì in numero unico il 1 maggio 1919, per poi riprendere sistematicamente le pubblicazioni il 5 febbraio 1920, presentandosi, sotto la testata, come “Giornale socialista quindicinale, Organo della Sezione Socialista Messinese; inserita fra la frase di Marx e i versi di Costanzo, il giornale conteneva, fortemente evidenziata e in posizione centrale, l’espressione “Chi non lavora non mangia! Principio basilare della Repubblica dei Soviet di Russia”. A causa delle difficoltà economiche, il giornale sospese le pubblicazioni dal 6 agosto ma le riprese il 25 settembre, quando Lo Sardo nell’editoriale scrisse: <<Nel ripigliare le pubblicazioni di questo foglio di battaglia sento il dovere di dichiarare […] che noi vogliamo seguitare ad usarlo per la propaganda delle nostre idee, per lo sviluppo del partito e per la lotta […] e col grido “Viva il socialismo” continuiamo il cammino non mai interrotto >>.
Nel numero del 1 maggio 1920 Lo Sardo pubblicò un appello “A mio fratello contadino” che dimostrava il sincero proposito di agganciare il mondo contadino alla lotta di classe dei socialisti. Erano parole poeticissime, anche se traboccavano di connotazioni romantiche e di retorica paternalistica: <<Fratello che lavori nei campi, tu che sei lontano dalle chiassose, turbolenti e corrotte città del vizio borghese e dello sfruttamento dei tuoi fratelli dell’ officina […] Oggi è la tua festa! Oggi è la festa del lavoro! […] non ascoltare più la parola di chi ti inganna, di chi ti sfrutta, di chi ti tradisce; ascolta la voce del socialismo che ti chiama a nuova vita, che ti invita ad una più pura fede politica>>.
Il Congresso dei contadini si tenne a Vittoria il 29 e 30 maggio 1920 e si concluse con l’approvazione di un ordine del giorno presentato da Lo Sardo che deliberava, fra l’altro, la costituzione della Federazione Agricola Regionale con la creazione di segretari provinciali. Rispetto al problema dell’occupazione delle terre incolte, il congresso dei contadini decise che fosse opportuno preparare un’agitazione unica in tutta Italia per procedere all’occupazione temporanea dei latifondi e delle terre mal coltivate in tutto il paese, lasciando la cura ai comitati centrali delle varie regioni di stabilire con la Federazione Nazionale le varie fasi di appropriazione delle terre. Durante i lavori del Congresso socialista della provincia di Messina, tenutosi l’11 e il 12 settembre, Lo Sardo diede informazioni sulle condizioni agricole del circondario di Mistretta, mentre informava delle invasioni delle terre dei contadini di Corleone e di estendere il movimento a tutta la Sicilia. Nell’occasione fu costituita la Commissione provinciale che, sulla base del decreto Visocchi, avrebbe dovuto decidere l’assegnazione di terre incolte ai contadini associati in cooperative che ne facessero domanda. I socialisti sospettavano che la Commissione sarebbe stata paralizzata dall’ostruzionismo continuo da parte dei rappresentanti dei proprietari di terre.
Il 10 ottobre si tenne a Mistretta un Convegno circondariale che, preso atto di come le commissioni previste dal decreto Visocchi fossero state costituite allo scopo di turlupinare il movimento contadino, il giorno seguente si iniziò in tutto il circondario l’occupazione delle terre che “Il Riscatto” descrisse dettagliatamente e in tono di esaltazione epica. In un passo del racconto dell’occupazione socialista di alcuni feudi baronali di Tortorici si legge: << Partimmo dalla sezione di buon mattino. Un tamburo ci precedeva rullando […] il cielo è limpido e le note di “Bandiera Rossa” echeggiano come una diana di vittorie. Ci lasciamo il centro abitato alle spalle. Saliamo verso la campagna […] quando siamo a Marù un numeroso gruppo di donne ci accoglie con grida di evviva. Vanno avanti, prendono qualche bandiera, si mettono in testa a tutti >>. Nelle terre del feudo venne issata la bandiera rossa, mentre i campieri e i proprietari cercarono di bloccare le occupazioni minacciando l’arresto dei contadini […] Noi siamo troppo rivoluzionari e troppo intelligenti per non seguire imperterriti la nostra propaganda, che non è propaganda di odio ma di amore, perché essa auspica l’avvento di una società di liberi ed eguali, contro la società attuale divisa in ricchi e poveri, oppressi e oppressori>>.
F. Sinagra BRISCA